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«Delon sbaglia: non si uccide il proprio cane»

21 gennaio 2018, 06:00

«Delon sbaglia: non si uccide il proprio cane»

Chiara De Carli

Chissà cos'ha pensato Brigitte Bardot, impegnata da anni nella difesa degli animali, quando ha letto l'intervista rilasciata al magazine Paris Match da Alain Delon, l'uomo con cui negli anni ‘60 formava una coppia «da sogno», in cui il divo francese afferma di essere già d'accordo con il suo veterinario per praticare l'eutanasia al suo cane facendolo morire tra le sue braccia, per non lasciarlo da solo a soffrire per la sua morte qualora la fine arrivasse prima per lui che per il suo amico a quattro zampe.

Loubo è un pastore belga di tre anni, Delon un anziano signore di 82 anni che soffre di depressione e la possibilità che la morte bussi prima alla porta dell'ex attore è effettivamente elevata. Le polemiche sono montate immediatamente in tutta la Francia e hanno presto varcato i confini. Naturalmente non sono mancate le accuse di egoismo e l'invito a valutare l'ipotesi di affidare il cane ad una persona fidata in caso di morte ma la dichiarazione di Delon ha fatto sorgere il dubbio che la pratica dell'eutanasia venga praticata anche se la legge non lo consentirebbe.

Secondo gli esperti di diritto, per esaudire il proprio desiderio Delon dovrebbe affidarsi ad un veterinario che opera senza rispetto verso la deontologia: anche in caso di comportamenti difficili del cane, unico caso che contempla la possibilità dell'«eutanasia di convenienza» oltre alla malattia terminale, prima di procedere alla soppressione dell'animale bisogna infatti attendere almeno tre settimane di osservazione dell'animale e la relazione successiva di un veterinario comportamentalista.

Anche a Parma la notizia è stata accolta sui social network con attacchi e insulti all'attore francese ma, in realtà, non mancano le persone che si presentano dai veterinari per chiedere di sopprimere un animale non desiderato. «Meno di sei mesi fa sono arrivate in studio la moglie e la figlia di un anziano proprietario di un cane difficile da gestire: volevano che lo sopprimessi perché l'uomo aveva problemi di salute e loro non riuscivano ad occuparsene e, nella disperazione creata da questa difficoltà, pensavano che quella fosse l'unica soluzione possibile – ha rivelato il veterinario Moshe Oppenheimer -. Naturalmente mi sono rifiutato: un veterinario cura e non uccide, salvo ovviamente nel caso di una malattia allo stadio terminale che provoca inutili sofferenze all'animale. La richiesta di Alain Delon è una follia e per esaudirla un veterinario non deve avere nulla di quel rispetto per la vita che deve esserci in chiunque sceglie di fare questa professione».

Della stessa idea anche il dottor Paolo Peressotti: «sul vento delle emozioni può capitare che qualcuno chieda di praticare l'eutanasia ad un animale in salute. In trent'anni di lavoro mi è capitato diverse volte di sentire richieste di questo tipo che, naturalmente, non sono state assecondate. Spesso sono persone che non sono informate della possibilità di rivolgersi ad esperti comportamentalisti o di procedere, in ultima istanza, con una rinuncia di proprietà portando il cane in una struttura di accoglienza dove, spesso, anche i cani più difficili riescono ad essere recuperati e affidati ad altre famiglie». Sulla vicenda interviene anche Lella Gialdi, presidente dell'Enpa di Parma: «a prescindere dal poterla o non poterla mettere in atto, fa passare il messaggio sbagliato che si può avere il diritto di decidere di togliere la vita ad un animale. La nostra sezione Enpa da sempre si occupa di trovare adozioni mirate a cani, gatti e altri animali d'affezione i cui umani siano deceduti. Lo facciamo con molta attenzione, perché il momentaneo e comprensibile disagio per la perdita dell'umano con cui hanno condiviso la vita può essere superato solo grazie all'amore di chi ne comprende appieno le esigenze affettive. Certamente Delon é fortemente legato al suo cane che dice di amare come un figlio, ma non si puó ignorare il fatto che se Loubo fosse un figlio umano non ne chiederebbe l'eutanasia. Considerazioni su una determinazione come quella che afferma d'aver preso sono d'obbligo, anche perché riportano alla mente riti sacrificali di antichissima memoria che hanno una loro collocazione solo nella storia di antichi popoli. Ci auguriamo un ripensamento dell'attore che a nostro avviso meglio farebbe a individuare una persona fidata che lo accudisca».

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