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inchiesta

Borseggi sull'autobus, è emergenza: "Bisogna essere ossessionati"

21 gennaio 2018, 06:02

Borseggi sull'autobus, è emergenza:

«Stare attenti ai borseggiatori? Purtroppo non basta. Bisogna essere ossessionati. Altrimenti c'è poco da fare: ti fregano sempre». La frase, che sintetizza la preoccupazione ma anche la rassegnazione generale rispetto a questo fenomeno, la pronuncia una passeggera sull'autobus numero 5. Ieri mattina, volendo affrontare la questione della piaga dei borseggiatori sui mezzi pubblici, non c'è stato bisogno di cercare a lungo: quasi tutti quelli a cui si rivolge la parola hanno almeno un episodio da raccontare. E ne emerge un quadro a dir poco sconfortante: quello di autobus che sono terreno di caccia libero da parte di ladri (ma sarebbe meglio parlare al femminile, visto che sono quasi sempre donne), che saltano da un mezzo all'altro, depredano per lo più donne anziane e quasi mai vengono colti sul fatto e, men che meno, vengono puniti per quel che fanno.

Gli autobus su cui la Gazzetta ha viaggiato ieri non sono stati scelti a caso: se tutta la rete urbana è bersagliata dai ladri di portafogli, la linea 5 sembra che lo sia in modo particolare. «A quanto pare sul 5 le borseggiatrici lavorano molto bene – spiega una delle loro vittime –, perché è una linea sempre affollata. E non a caso entrano in azione fra via Repubblica e via Mazzini, cioè dove c'è più gente e più confusione. Io parlo spesso con altre persone in autobus e posso assicurare che al 90% di loro è successo almeno una volta». La signora sta tornando dal Duc: «Sono appena andata a rifare la carta d'identità, dopo che pochi giorni fa mi hanno rubato il portafoglio proprio sul 5. Ero seduta con la borsa ben stretta davanti a me, ma poi è salita una mia cugina e così mi sono alzata per andare a salutarla: neanche il tempo di scambiare qualche parola che mi hanno sfilato il portafoglio. Mi sono accorta che non c'era più solo poco dopo, quando dovevo pagare il panettiere in via Mazzini». Un altro episodio le era capitato l'estate scorsa: «Quella volta me n'ero accorta: stavo per scendere e c'era una donna accanto a me con una mano nella mia borsa. Le ho chiesto “ma cosa fa?” e quella si è subito allontanata. Le avrei dato uno schiaffo, ma ero già alla fermata e dovevo andare».

La fase in cui si sale e si scende, ma anche un attimo di distrazione, sono i momenti preferiti dai borseggiatori per agire, perché l'attenzione è minore e le difese sono – per così dire – abbassate. È quello che è successo a un'altra signora, che spiega che nel suo caso il borseggio si è consumato mentre stava salendo tenendo per mano la nipotina: «Avevo la borsa aperta sotto il braccio e allo stesso tempo ero impegnata a tenere la bambina. Subito dopo essere salita, ho guardato nella borsa e il portafoglio era già sparito. Accanto a me c'era una donna: mi sono voltata verso di lei e con decisione le ho chiesto “mi ha preso il portafoglio?”. Quella ha borbottato qualcosa, ma visto che insistevo ha lasciato cadere il mio portafoglio a terra e si è allontanata, per poi scendere poco dopo». E aggiunge: «Mi hanno borseggiata anche alla fermata dell'autobus, ma in quel caso purtroppo me ne sono accorta solo a casa. Comunque c'è poco da dire: sono abilissimi. Quello che mi chiedo è: visto che il fenomeno è così dilagante, perché non mettono un po' di poliziotti o vigili in borghese sugli autobus?».

Anche un'altra donna è rimasta vittima dei furfanti sui bus mentre era impegnata a tenere a bada una bambina piccola: «Sulla linea 5 viaggiano spesso gli autobus doppi, che i borseggiatori preferiscono, perché c'è più gente, più confusione e quindi più possibilità di farla franca. Ma perché non fanno più controlli? D'altra parte, anche se li prendono non gli fanno niente...». Un'altra passeggera ha due episodi da raccontare: «Qualche anno fa ero in autobus e avevo il portafoglio in una tasca della pelliccia, perché avevo sentito dire che tagliavano le borse da sotto per rubare. Ho sentito che qualcuno mi stava infilando una mano in tasca: mi sono girata e gli ho detto: “E allora?”. E quello è subito scappato via. La seconda volta, invece, hanno aperto la cerniera della borsa e hanno preso il portafoglio: ho dovuto rifare tutti i documenti».

Un'anziana, a cui finora è andata bene, racconta il caso di un'amica, sempre sul 5: «La settimana scorsa, dopo che per tutto il viaggio aveva tenuto la borsa ben stretta fra le braccia, si è alzata per salutare un'amica che era salita ed è stato lì che le hanno sfilato il portafoglio. Ed è tutt'altro che una persona distratta, anzi... Adesso è ancora in giro a rifare tutti i documenti. Bisogna stare molto attenti, non ci si può rilassare un attimo, altrimenti è la fine». La sua vicina di posto, invece, ha subito un borseggio due anni fa sul 3: «Sono stata poco prudente: avevo una borsetta estiva molto aperta e ci hanno messo un attimo a prendermi il portafoglio. Però sono stata fortunata perché è stato ritrovato poco dopo con tutti i documenti». Ma senza, ovviamente, i 200 euro che c'erano all'interno. E aggiunge che una sua conoscente si è salvata solo perché la cerniera che il borseggiatore stava aprendo si è inceppata.

Un'altra anziana, che finora è stata «graziata», riferisce di vari casi in cui sul 5 ha assistito a scene di passeggeri che gridano «al ladro!» dopo essersi accorti di essere stati derubati. «Qui bisogna prendere provvedimenti drastici – sentenzia un uomo –, con una sorveglianza fatta in modo serio. Viaggiare con la paura di essere derubati è inaccettabile».

Le borseggiatrici in fuga

Il primo pensiero è stato: «Non è possibile: in autobus da appena dieci minuti e già sono spuntate due borseggiatrici». Invece, con ogni probabilità, era proprio così. E allora è stato subito tutto chiaro: imbattersi in queste ladruncole (spesso, infatti, sono donne) non è l'eccezione, ma la regola, perché le linee urbane ne sono infestate e incontrarle è tutt'altro che difficile. E non è difficile nemmeno riconoscerle. Ad esempio, basta avere in mano un taccuino e una macchina fotografica (come nel caso del cronista e del fotografo della Gazzetta saliti ieri sul 5) e a farsi riconoscere ci pensano loro, le borseggiatrici, visibilmente innervosite dalla presenza della stampa e dal timore di essere colte sul fatto e immortalate.

Le sospette ladre sono due, quelle ritratte di spalle nella foto qui a fianco. Entrambe sui 30-35 anni, ben vestite e munite di capienti borse nere (evidentemente per riporre la refurtiva). Poco dopo le 11 viaggiano sul 5 che proviene da via Emilia Est ed è diretto verso il centro. Ma appena capiscono che c'è una macchina fotografica in azione, una solleva il bavero del giaccone per coprire il volto, dopodiché entrambe si avvicinano rapidamente all'uscita, per scendere alla prima fermata utile, in via Mazzini. Cronista e fotografo, incuriositi da questo atteggiamento anomalo, scendono a loro volta. Dietro al 5 c'è il 3 e la coppia di donne non fa in tempo a scendere dal primo bus che subito si fionda sul secondo, dalla porta posteriore. Anche gli inviati della Gazzetta salgono, ma dalla porta anteriore. Appena la coppia di sospette si avvede di essere seguita, scende di volata prima che il bus riparta. E così pure giornalista e fotografo. Le due fanno finta di niente, ma in realtà ogni tanto gettano uno sguardo alle loro spalle. Accelerano il passo, attraversano la strada e si infilano in un negozio di abbigliamento in via Mazzini. Ne usciranno due minuti dopo, a dimostrazione che non erano certo interessate alla moda. Il caso vuole che a pochi metri ci sia il banchetto di un partito politico, accanto al quale, a fare servizio di ordine pubblico, sono presenti due poliziotti. Il giornalista si avvicina e spiega che ci sono due sospette borseggiatrici nel negozio accanto. Risposta: «Mi spiace, siamo qui per il banchetto. Chiamate il 113». Nel frattempo le due donne sono uscite, seguite dal solo fotografo, e vanno verso la Ghiaia. Anche il cronista, in contatto telefonico con il fotografo, si avvia in quella direzione. Lungo la strada ferma un'auto della polizia municipale di passaggio e spiega ai due agenti la situazione. I vigili rispondono che verranno a controllare. Prima che arrivino, però, passa del tempo: con l'auto di servizio, infatti, prima si fermano al semaforo, poi percorrono viale Mariotti e infine svoltano in via Pigorini. Quando arriveranno, delle due donne non ci sarà più traccia.

Ma prima del loro arrivo, cronista e fotografo, già in Ghiaia, si imbattono casualmente in altri due agenti della polizia municipale, appiedati, a cui espongono rapidamente la situazione. Le due donne sono lì, pochi passi più avanti: stanno camminando e a un certo punto si dividono. Gli agenti a piedi ne seguono una per un tratto, senza intervenire, fino a che, arrivata in fondo alla piazza, la donna si ricongiunge con l'altra in via Pigorini, per poi allontanarsi con lei verso il Lungoparma. Nessuno le ferma. Spiegazione da parte degli uomini in divisa: «Dobbiamo fare servizio di prevenzione contro i venditori abusivi» (una decina dei quali, lì a pochi metri, attendono solo che gli agenti se ne vadano per poter riprendere i loro commerci). Un attimo dopo arrivano anche gli agenti in auto, ma, come detto, ormai è troppo tardi.

Erano vere borseggiatrici? Tutto lo lascia pensare, visto l'atteggiamento a dir poco sospetto delle due. Ma per questa volta bisognerà rimanere con il dubbio. Francesco Bandini