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TORRILE

Fine dell'incubo per i vicini del piromane

21 gennaio 2018, 06:00

Fine dell'incubo per i vicini del piromane

Chiara De Carli

TORRILE - Sono passati 12 giorni dalla notte dell'incendio che ha carbonizzato la vecchia Twingo che era parcheggiata nel piazzale di fronte alla lavanderia a gettone e la carcassa dell'auto è ancora là, sotto allo scheletro annerito di quella che era una struttura destinata a mettere in mostra le insegne dei negozi che compongono la piccola zona commerciale del quartiere artigianale nord di San Polo di Torrile.

Nella costruzione incastonata tra le fabbriche e la ex provinciale ci sono anche una trentina di abitazioni. Molti nomi sui campanelli sono stranieri, tanti usano le stanze come appoggio durante le trasferte di lavoro, e tutti, proprio dalla notte dell'incendio, hanno potuto tirare un sospiro di sollievo dopo l'arresto del piromane che stava seminando il panico nella zona.

«Tutto è iniziato prima di Natale, quando è finito bruciacchiato un albero di Natale che era stato messo nelle scale del palazzo - rivela un residente -. Avevamo ipotizzato un malfunzionamento delle luci ed era finita lì».

Qualche giorno dopo ad incendiarsi è uno zerbino. Un fuocherello spento da uno dei vicini, ma la famiglia che si trovava all'interno dell'abitazione ha rimediato uno spavento non da poco. All'elenco si aggiunge un'auto scassinata, anche se lo zaino rubato viene restituito il giorno dopo. La tensione cresce: il giorno di Capodanno, sul portone d'ingresso compare un cartello che raccomanda di chiudere accuratamente il portone e segnalare ogni fatto ritenuto anormale («nessuno pensava certo che abitasse qui tra noi»).

Gli incendi non si fermano: prima va a fuoco un motorino, «salvato» dal gestore del bar, e poi un'auto con targa straniera. «Pensavamo che si potesse trattare di regolamenti di conti tra bande straniere, visto che tutti coloro che erano stati colpiti non sono italiani». Un romeno, un tunisino e un cinese, accomunati però soltanto dall'aver parcheggiato nel posto sbagliato al momento sbagliato: il piromane colpiva infatti assolutamente «a caso».

Ma la mossa che ha attirato l'attenzione di mezzo paese è stata anche l'ultima: le riprese delle telecamere hanno infilato l'ultimo pezzo nel puzzle già ricostruito dai carabinieri di Colorno sotto la guida del comandante Filippo Collana. «Quando li abbiamo visti che lo facevano salire in macchina abbiamo pensato “finalmente è finita”, ma è stato veramente un gran brutto periodo - dice la madre del gestore della sala slot, locale qualche anno fa preso di mira da una banda di rapinatori -. Quella sera sono arrivata qua di corsa temendo il peggio: temevamo che l'auto sarebbe esplosa distruggendo anche le vetrine dei negozi. Ma i vigili del fuoco sono stati rapidissimi, scongiurando danni ben più gravi. Bravissimi poi i carabinieri che hanno fatto in modo che la gente mantenesse la calma mentre districavano la matassa».

E in tutto questo il colpevole è sempre stato lì tra loro, senza paura. Qualcuno ricorda anche che, mentre i pompieri erano ancora al lavoro, dal piazzale ha apostrofato la proprietaria dell'immobile chiedendole di trovargli un box per l'auto perchè la faccenda stava diventando preoccupante. Una frase che dopo qualche ora sembrava già una previsione, visto che sicuramente ancora per qualche tempo il piromane starà lontano da casa.

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