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IL CASO

Omicidio di Michelle, l'ex fidanzato «totalmente capace di intendere e volere»

21 gennaio 2018, 06:03

Omicidio di Michelle, l'ex fidanzato «totalmente capace di intendere e volere»

Georgia Azzali

Due processi. E una condanna fotocopia: 30 anni per l'assassino di Michelle Campos. Poi, alla fine di ottobre del 2016, la Cassazione annulla il verdetto e rinvia tutto in appello. Alberto Muñoz è ancora un imputato in attesa di giudizio, ma adesso pare non ci siano più dubbi: quando - quattro anni e mezzo fa - prese a martellate l'ex fidanzata, le calò in testa alcuni sacchetti di cellophane e poi nascose il corpo sotto il letto, non c'erano ombre di follia nella sua mente. Perché era quella la domanda a cui i giudici non avevano risposto (senza spiegare il perché) e che aveva convinto la Suprema Corte a cancellare la sentenza. Così, appello bis, ma soprattutto perizia psichiatrica, affidata alla specialista modenese Matilde Forghieri. «Il soggetto, al momento e limitatamente al compimento del fatto, era totalmente capace di intendere e volere», si legge nella relazione depositata nei giorni scorsi.

Un ragazzo con una certa fragilità emotiva, che ha difficoltà nel relazionarsi con gli altri e nel tenere sotto controllo gli impulsi, ma per la psichiatra questi sono «tratti disfunzionali», nemmeno veri e propri disturbi della personalità. «Al momento del compimento del fatto - spiega Forghieri -, la persona si trovava, inoltre, in una condizione di reazione da stress con aspetti di tipo ansioso-depressivi acuti, non gravi. Il reato è attribuibile a un'azione di discontrollo episodico, indotto da un accesso di gelosia».

Sono le parole di Alberto, 26 anni, che scrivono la trama della perizia: la sua infanzia in Ecuador, con un padre che spesso si accanisce sulla madre, la sua gioia nel vivere a casa dei nonni, e poi l'arrivo in Italia, quando ha 11 anni, in un Paese di cui non conosce nulla. La famiglia va a vivere nel Milanese, ma lui continua ad avere difficoltà: con la lingua, con i nuovi amici che fa fatica a trovare. Alla psichiatra e ai consulenti delle parti - Marco Frongillo per la difesa e Renato Ariatti, scelto dall'avvocato Samuele Quani, legale di parte civile - parla anche di un primo tentativo di suicidio quando ha solo 15 anni e di un secondo, nella primavera del 2013, dopo un'ennesima discussione con Michelle. Si conoscono nel 2010, e all'inizio - spiega Alberto - «era molto bello, ero felice». Eppure, anche quando parla di quel periodo di grandi emozioni, spesso fa capolinea il passato di Michelle: la sua storia con un ex, «con il quale continuava a sentirsi».

Lo stesso ragazzo che quella mattina di luglio del 2013, secondo il racconto di Alberto, manda un messaggio a Michelle, mentre lui è accanto a lei, nella casa di via Rondizzoni. In un ulteriore incontro con gli psichiatri, Muñoz parla anche di un secondo sms, da parte di un altro giovane, ricevuto dalla ragazza. E' il momento dell'esplosione di rabbia, della brutalità: Alberto vuole spiegazioni, la incalza, poi comincia a colpirla con un martello appoggiato sul termosifone del bagno. Ma per gli inquirenti, quel martello entra in casa con Alberto. Che avrebbe premeditato il massacro.

Eppure lui - che ha confessato subito dopo essere stato fermato - continua a insistere sul delitto impeto. L'unica strada per tentare di sgretolare l'aggravante della premeditazione e tentare di far scendere i 30 anni di pena, la condanna massima prevista con il rito abbreviato. Ma Alberto - che nega di aver pianificato l'omicidio - è lo stesso che viene intercettato in carcere mentre parla con la madre e «studia» come poter uscire dal carcere. La mamma è preoccupata per una vecchia infezione batterica che gli aveva creato problemi quando era ragazzino, e lui risponde: «Perché con questa malattia mi dovrebbero dare gli arresti domiciliari, perché non è compatibile con il carcere? L'ho detto all'avvocato che mi dovevano dare gli arresti domiciliari obbligatori». E sempre lo stesso giorno spiega: «Io ho detto alla psicologa che quando dormo ho degli incubi: potrei uscire di qua per andare in un centro psichiatrico».

Allucinazioni, però, che - secondo la psichiatra - difficilmente possono essere ritenuti reali, tanto è vero che Alberto stesso è perplesso su ciò che gli accade. «Parrebbero piuttosto fenomeni illusori», chiosa il perito. Perché Muñoz può partecipare coscientemente al processo davanti alla nuova Corte d'assise d'appello. Che a breve scriverà il suo futuro.

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