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PARMA

Addio a Giacomo Azzali, una vita per l'anatomia: aveva 89 anni

22 gennaio 2018, 06:00

Addio a Giacomo Azzali, una vita per l'anatomia: aveva 89 anni

Francesco Bandini

Il suo esame di anatomia umana è stato per generazioni di studenti di Medicina dell'Università di Parma un autentico incubo, uno di quegli scogli temibili e difficilissimi da superare, sia per la complessità della disciplina che per la severità di chi la insegnava. Perché per Giacomo Azzali la materia di cui era docente era sacra e le aspettative nei confronti degli aspiranti medici altissime. Ieri il professor Azzali se n'è andato e con lui un pezzo della storia dell'Ateneo parmense e della sua facoltà di Medicina: aveva 89 anni ed era in pensione ormai da molto tempo, ma nel sangue aveva sempre mantenuto l'amore per la disciplina che aveva insegnato per un quarantennio e per la ricerca scientifica, che aveva continuato a praticare anche dopo aver cessato la docenza. Azzali, oltre a essere stato professore di anatomia umana, è stato anche direttore del dipartimento di Anatomia umana, farmacologia e scienze medico forensi.

Originario di San Secondo, proveniva da una famiglia contadina: origini di cui era sempre andato molto orgoglioso. Grazie ai sacrifici dei genitori, aveva effettuati gli studi in città al San Benedetto e al liceo classico, per poi iscriversi alla facoltà di Medicina. Ottenuta la laurea all'Università di Parma, vinse il concorso a cattedra come docente di anatomia umana e per un breve periodo si trasferì in Sicilia come docente di istologia all'Università di Palermo. Terminata quella parentesi, tornò a Parma e inizio la docenza come professore di anatomia umana e istologia (allora le due materie venivano insegnate congiuntamente), dopodiché insegnò la sola anatomia umana, incarico che mantenne ininterrottamente fino alla pensione, nel 2003. Dopo la scomparsa del professor Ottaviani – il luminare dell'anatomia di cui fu allievo – Azzali fu prima direttore dell'istituto di Anatomia umana e, successivamente, direttore del dipartimento di Anatomia umana, farmacologia e scienze medico forensi.

All'attività di docenza affiancò sempre un intenso lavoro come ricercatore, che si è concentrato in particolare su due ambiti: la morfologia e la funzione dei vasi linfatici e le funzioni di ipotalamo e ipofisi. Una passione, quella per la ricerca, che ha proseguito anche dopo il collocamento a riposo. Insignito del titolo di professore emerito dell'Ateneo parmense, ha sempre continuato a frequentare l'istituto di Anatomia umana, svolgendo i propri studi e proseguendo la propria produzione scientifica. Nel corso della sua carriera si contano oltre duecento pubblicazioni scientifiche. Ancora nel 2015, a Roma, ha tenuto una relazione al congresso mondiale di linfatologia (che è lo studio del sistema vascolare linfatico) e nel 2016, a Genova, ha partecipato al congresso europeo sempre di linfatologia. Fino a quando le forze gliel'hanno concesso, ha sempre continuato a frequentare l'istituto di Anatomia, e quando non gli è più stato possibile, teneva molto a mantenersi aggiornato sulle novità nella materia che lui studiava, e in questo gli erano di aiuto i colleghi e gli allievi a più vicini, che gli portavano a casa i lavori scientifici più recenti.

Azzali era vedovo dal 1991 e non aveva figli. La moglie, Giuseppina Romita, l'aveva conosciuta da studente alla facoltà di Medicina e con lei, oltre alla vita coniugale, ha condiviso anche l'attività lavorativa: anche la moglie, infatti, era docente a Medicina, dove insegnava chimica. Chi l'ha conosciuto bene descrive Azzali come una persona totalmente dedita al lavoro, e cioè all'insegnamento e alla ricerca scientifica, attività che assorbivano praticamente per intero la sue giornate, limitando al minimo altri interessi nella vita privata. Proprio il valore che attribuiva al proprio lavoro e la serietà che metteva in ciò che faceva avevano contribuito a plasmare quell'immagine di severità e austerità che lo caratterizzava e per la quale era conosciuto in tutto il mondo accademico parmense. Ma quella serietà e severità – spiega sempre chi gli è stato vicino – le applicava anche nei confronti di se stesso, con una vita interamente dedita al dovere, all'Università e alla scienza.

A ricordarlo è il suo successore alla cattedra di anatomia umana, il professor Marco Vitale, attuale vicedirettore del dipartimento di Medicina e chirurgia. «Giacomo Azzali – spiega – è stato un pezzo significativo della facoltà di Medicina, sia per l'importanza della disciplina che insegnava, fondamentale nella formazione del medico, ma anche per l'interpretazione che lui dava del suo ruolo di docente, che io personalmente posso definire austero e severo. Dava una grande importanza alla formazione in questa materia e per questo pretendeva moltissimo dagli studenti». Di grande peso anche il suo ruolo all'interno del mondo accademico: «Faceva parte – ricorda ancora Vitale – di quella schiera di professori importanti dell'Università, ai quali all'epoca si attribuiva una capacità decisionale particolarmente rilevante anche per le sorti della facoltà. Il professor Azzali ha tracciato a Parma un solco profondo nella sua disciplina e sicuramente è stato un maestro. Austero sul lavoro, era riservato anche nella vita privata, sebbene sapesse essere anche piacevole e conviviale».

«Qualsiasi medico che ha studiato a Parma ricorda Azzali come una figura centrale a Medicina», spiega Nicola Cucurachi, medico legale e ricercatore dell'Università di Parma in medicina legale. E a proposito della proverbiale severità del professore di anatomia, ricorda: «Tanti aspiranti dottori vedevano anatomia come una barriera talvolta invalicabile per diventare medici e c'è un'intera letteratura di racconti sulla possibilità di superare quel suo esame così difficile».

La data dei funerali di Azzali non è ancora stata fissata: sarà comunicata dalla famiglia appena disponibile.

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