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INTERVISTA

La regista Emma Dante: così in scena la bruttezza diventa bellezza

22 gennaio 2018, 06:00

La regista Emma Dante: così in scena la bruttezza diventa bellezza

Francesca Ferrari

E' alla cultura popolare partenopea che ha scelto di volgere la sua attenzione di drammaturga e regista, l'acclamata artista siciliana Emma Dante. Lo spettacolo «La Scortecata» è infatti liberamente tratto dal decimo racconto della prima giornata de «Lo cunto de li cunti», una raccolta di fiabe in lingua napoletana scritte nel ‘600 da Giambattista Basile (opera nota al grande pubblico e recentemente riscoperta anche grazie a una trasposizione cinematografica di successo firmata da Matteo Garrone). Un lavoro, questo della Dante, che dopo il debutto nazionale al Festival di Spoleto e una serie di applaudite tappe italiane, sarà in scena mercoledì alle 21.15 al Teatro Arena del Sole di Roccabianca.

Perché la decisione d'ispirarsi a una fiaba popolare come «Lo cunto de li cunti»?

«La motivazione è semplice: mi piace la scrittura di Basile, il suo modo di raccontare le favole senza edulcorarle. Sono storie tremende e proprio per questo più vicine alla vita. Le ho lette tutte e poi deciso di dedicarmi alla versione teatrale de “La vecchia scortecata”. Nell'approccio a quello stile linguistico mi ha aiutata molto mio marito, Carmine Maringola, che è napoletano ed è uno degli attori in scena insieme a Salvatore D'Onofrio. Abbiamo collaborato tutti alla drammaturgia e mi sono affidata molto alle loro intuizioni artistiche. Sul palco ci sono solo loro, due uomini che interpretano i ruoli femminili di vecchiarelle, com'era nella tradizione del teatro ai tempi di Basile».

Quali atmosfere ha voluto ricreare in scena?

«L'atmosfera predominante è senz'altro quella tipica della Commedia dell'Arte. La fiaba viene drammatizzata attraverso quegli stilemi e quelle formule. Così, ad esempio, la vecchiaia viene evocata dai personaggi attraverso molta gestualità, talvolta esasperata, per rendere meglio la deformazione del corpo. La postura delle figure è spesso grottesca, inserita in una dimensione quasi surreale. Del resto, il mio “teatro” non è naturalistico».

Lo spettacolo indaga, tra ironia e amarezza, un tema attualissimo: quello della bellezza e dei suoi paradossi. Cos'è per Lei la vera bellezza?

«Per me la vera bellezza è la vera bruttezza. E non è un paradosso! Quando la bruttezza è verace, autentica, viva, ecco che diventa vera bellezza. Ci sono delle persone genuinamente brutte che io trovo meravigliose».

Sembra che ci sia sempre una volontà di sfida artistica ad ispirare le sue regie. Quale stimolo di ricerca ha animato «La scortecata»?

«Credo che lo stimolo sia sempre lo stesso e fa parte della mia natura, del mio essere. E' sempre una tensione creativa, un bisogno, una necessità di fare della ricerca che, a teatro, è esplorazione della natura umana. Non penso mai a come sarà il risultato finale, a come verrà accolto. Quello che fonda e arricchisce il mio lavoro è il processo di elaborazione».

L'elemento arcaico, ancestrale, fisico è spesso preponderante nei suoi lavori, anche nel linguaggio, ed espressione di un simbolismo antico e profondo. Cosa si augura di provocare nel pubblico?

«Devo partire da un presupposto importante: il mio spettatore ideale sono io. Io penso allo sguardo dell'altro ma in questi termini: se uno spettacolo arriva a me, allora sento che può arrivare anche ad altri. I miei lavori possono suscitare disagio, contestazioni, dissensi ma anche così io credo che arrivi qualcosa. Fare uno spettacolo significa fare un gesto anche morale per sé e il mondo. Ecco perché la mia arte deve convincere prima di tutto me stessa. Solo così so di poterla restituire appieno al pubblico. E' per me quasi un metodo di riflessione consapevole su temi che mi stanno a cuore. Non voglio preoccuparmi di far trascorrere agli spettatori una bella serata, ma di offrire l'occasione per un percorso di conoscenza e approfondimento».

Un accenno ai suoi progetti futuri?

«Sto lavorando alla versione cinematografica di una mia produzione teatrale, “Le sorelle Macaluso”, poi continuo ad insegnare alla Scuola del Teatro Biondo di Palermo e sto preparando uno spettacolo per il Teatro Greco di Siracusa, ”Eracle” di Euripide. Insomma, cerco di non farmi mancare nulla».

Biglietti: 18 euro, per informazioni 339.5612798, www.teatrodiragazzola.it.

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