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Lutto

Millo Caffagnini, una vita intensa con Bardi nel cuore

23 gennaio 2018, 06:02

Millo Caffagnini, una vita intensa con Bardi nel cuore

Il 23 aprile 2017 il “giovanotto” aveva compiuto 90 anni. Un po' chef, un po' scrittore, bocciofilo, ciclista, albergatore, cinematografaro, vignettista, pittore, calciatore.

Cirillo Caffagnini, da tutti conosciuto come Millo, era un po' tutto questo: figlio e collaboratore di albergatori a Bardi, gestore di cinema a Bardi e poi a Casalmaggiore, albergatore a Parma, nonno affettuoso di Paolo e Marta. Uno sportivo il cui primo amore è stato il calcio al campo dei “Diamanti”; co-fondatore del periodico “Valceno”; autore dei libri “Bardi. Un paese per cento città” e “Sotto il pino del Pavone”, illustratore del “suo” castello.

Era, perché ha finito la sua «lunga e serena corsa sulla terra» il 18 gennaio a Parma, lo stesso giorno del padre 54 anni dopo, e il 20 è tornato per sempre alle sue amate montagne, accolto con affetto da tante persone.

Millo non era bardigiano di nascita, bensì d'adozione, ma Bardi, dai dieci fino ai cinquantaquattro anni, è stato il suo luogo del cuore. Anche quando, nel 1981, si era trasferito con la famiglia in città per aprire l'Hotel Savoy, ora diretto dal figlio Aldo. Durante l'anno non mancavano i suoi ritorni: per aiutare la madre Isaele Ghiretti, che gestì fino a veneranda età l'Hotel ristorante Pavone; per continuare a fare il corrispondente della Gazzetta di Parma, ruolo ricoperto fino all'alba del terzo millennio; d'estate per ritemprarsi dalla calura e ritrovare i compagni di gioventù nell'«ufficio» del Piccolo bar, affacciato su quella che lui definiva «la piazza più bella del mondo».

Anche dopo il 2003, anno in cui perse la moglie Elvira Antoniazzi e la madre novantacinquenne, non smise di risalire la valle del Ceno. Le sue vacanze montane si dilatavano a tre mesi abbondanti nei quali scorazzava con la sua Fiat 500 acquistata nel 1969, diventata l'inseparabile compagna nei giornalieri spostamenti dalla casa di Geminiano.

A 17 anni, Millo Caffagnini aveva assistito a uno degli episodi più cruenti della seconda guerra mondiale. Ne era l'ultimo testimone e ci teneva a toglierlo dall'oblio: per questo aveva accettato di partecipare al documentario «Montagna ribelle. L'assalto alla corriera e altre storie», realizzato nel 2011 dalla figlia Laura e da Giovanna Poldi Allai.

Narrare gli riusciva bene. Non faceva per lui l'istituto tecnico per geometri che aveva scelto da ragazzo seguendo gli amici: amava le Lettere, da qui il suo dedicarsi al giornalismo poco più che ventenne, in seguito come pubblicista. Ogni tanto rievocava le congratulazioni per un pezzo su Noveglia ricevute da Giovanni Spadolini, che allora dirigeva il Carlino. Leggere e scrivere lo ha portato a incrementare curiosità, creatività, humour, e a formarsi un bagaglio di conoscenze, opinioni, rapporti. Collaborando ai censimenti aveva esplorato ogni angolo del comune, facendo il giudice di pace aveva sedato conflitti, incontrando gli studenti aveva divulgato episodi di storia locale, ospitando turisti e professionisti aveva allargato il suo mondo.

Ogni occasione era buona per ascoltare e parlare. Un uomo di comunità, una vita piena, una memoria storica di Bardi che non c'è più. r.c.

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