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INCHIESTA

Nomine al Maggiore, chiesto il rinvio a giudizio per l'ex rettore Borghi

23 gennaio 2018, 06:03

Nomine al Maggiore, chiesto il rinvio a giudizio per l'ex rettore Borghi

Georgia Azzali

Il maestro e l'allieva. Un rapporto professionale e di stima reciproca che va avanti da più di trent'anni. L'hanno detto e ripetuto pubblicamente, Loris Borghi e Tiziana Meschi. Ma gli inquirenti sono convinti che l'ex rettore dell'Università e la dottoressa siano legati da qualcosa di ben più profondo, tanto da vivere sotto lo stesso tetto. Borghi non avrebbe dovuto mettere parola nei procedimenti che hanno portato Tiziana Meschi alla guida del reparto di Medicina interna e Lungodegenza critica, nel febbraio 2014, e subito dopo a capo del Dipartimento medico geriatrico riabilitativo. Invece, l'ex rettore avrebbe «imposto» quel nome e ora rischia di finire sotto processo per abuso d'ufficio: il pm Umberto Ausiello, che ha coordinato l'inchiesta portata avanti dal Nucleo di polizia tributaria della Finanza, ha chiesto il rinvio a giudizio. L'udienza preliminare verrà fissata nelle prossime settimane. Anche Tiziana Meschi e l'ex direttore generale dell'Azienda ospedaliero-universitaria, Leonida Grisendi, erano finiti sotto inchiesta per l'identico reato, ma la procura ha chiesto l'archiviazione di tutte e due le posizioni. Ora, spetterà al giudice per le indagini preliminari decidere.

Chi ha organizzato l'operazione-nomine, chi ha partecipato e chi ne ha beneficiato: ruoli diversi, ma soprattutto eventuali responsabilità differenti da dimostrare sul piano penale. Gli inquirenti hanno sentito testimoni e verificato le celle telefoniche di Borghi e Tiziana Meschi, fino ad arrivare alla conclusione che l'ex rettore e la direttrice della Lungodegenza sono convivente. Ma ciò non basta per poter portare a processo Tiziana Meschi per concorso in abuso d'ufficio: sarebbe stato necessario dimostrare una sua intesa con Borghi, sue pressioni per poter ottenere quei due incarichi di prestigio. Non sono state trovate, per esempio, mail in cui la Meschi perorasse la sua «causa» con l'allora rettore né sono stati acquisiti documenti o testimonianze in questo senso. Insomma, non è stata provata una sua «compartecipazione efficiente», da qui la richiesta d'archiviazione.

Le nomine dei reparti universitari, così come quelli dei dipartimenti, però, vengono fatte dal direttore generale delle aziende ospedaliere d'intesa con il rettore: lo prevede la legge. Infatti, sotto i due provvedimenti che hanno portato alla scelta di Tiziana Meschi c'è la firma di Grisendi. Ma cosa sapeva l'allora numero uno del Maggiore dei rapporti tra la specialista e il rettore? Sicuramente, secondo gli inquirenti, Borghi gli fece una richiesta esplicita: voleva che fosse Tiziana Meschi a diventare primario, succedendogli alla guida del reparto di cui lui, dopo essere stato eletto rettore, aveva intenzione di lasciare la direzione. Tuttavia, per far finire sotto processo Grisendi per abuso d'ufficio, sarebbe stato necessario dimostrare il dolo, la volontà di favorire Tiziana Meschi, pur essendo a conoscenza del conflitto d'interessi con il rettore. Una prova, però, che non è stata acquisita, tanto da far scattare la richiesta d'archiviazione.

Ma l'inchiesta ha portato alla luce anche altre «anomalie», vere e proprie violazioni normative che, pur non sconfinando nel penale, potrebbero fare la differenza sul piano amministrativo-contabile. Le nomine della Meschi sono state fatte dalla direzione dopo aver acquisito il parere del responsabile del dipartimento ospedaliero, non di quello universitario, come previsto dalla legge nazionale. Ma è una procedura che va avanti da tempo al Maggiore (così come in altre aziende della regione), perché prevista nell'atto aziendale che regola i rapporti tra Ospedale e Ateneo. Ed è la linea seguita da Grisendi.

Non va poi dimenticato che Tiziana Meschi è una ricercatrice quando scala il vertice del reparto e subito dopo quello del dipartimento. Per valutarne l'idoneità, sarebbe stato necessario - secondo gli inquirenti - chiedere il parere del dipartimento di Medicina (la vecchia facoltà), ma al Maggiore non viene applicata questa procedura.

Illegittimità amministrative, però, non responsabilità penali. Ma la Corte dei conti potrebbe avere qualcosa da dire.

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