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TECNOLOGIA

Telefoni e tablet in classe: a Parma non sono una novità

23 gennaio 2018, 06:00

Telefoni e tablet in classe: a Parma non sono una novità

Maria Teresa Angella

La tecnologia, in costante evoluzione, diviene parte integrante della nostra vita ogni giorno di più e anche in ambito scolastico è stato sdoganato, con le dovute accortezze, l'uso dei dispositivi elettronici personali (smartphone, tablet e pc) in supporto alle varie attività didattiche.

A parlare di questo argomento pochi giorni fa è stato il ministro dell'istruzione Valeria Fedeli in occasione di «Futura», convention bolognese sulle scuole digitali, durante la quale è emerso un decalogo studiato da un team di esperti al fine di disciplinare l'uso dei dispositivi mobili a scopo didattico.

Non è certo una novità limitare l'uso della tecnologia a scuola, infatti già nel 2007 l'allora ministro Giuseppe Fioroni vietava con una direttiva l'utilizzo dei telefoni cellulari in classe per uso personale; il concetto introdotto dalla Fedeli compie però un passo in più in favore dell'apprendimento regolamentando l'utilizzo degli smartphone durante le lezioni. Potrebbe sembrare una grande rivoluzione ma in realtà quasi tutte le scuole di Parma hanno anticipato il ministro integrando già nei programmi attività di questo tipo. «L'utilizzo di notebook e smartphone non deve essere vietato ma va incentivato sotto il controllo della scuola e del docente - spiega il dirigente scolastico dell'Ulivi Giovanni Brunazzi -. Utilizziamo piattaforme informatiche di latino, italiano e matematica. Educare all'uso diventa un'occasione di crescita e di utilizzo consapevole del mezzo». La carta della tecnologia ha consentito al Liceo Ulivi di essere inserito nel programma delle 100 scuole italiane con corsi quadriennali.

Il Liceo Attilio Bertolucci sta puntando sullo sviluppo tecnologico investendo 25 mila euro per rendere disponibile il wifii a tutti gli studenti, racconta il dirigente Aluisi Tosolini: «È tutta una questione di buonsenso: al primo giorno di scuola distribuiamo una circolare per il corretto uso dei telefoni che consentiamo nei modi definiti dai singoli docenti».

«Gli smartphone possono essere al bisogno un altro valido supporto oltre a lavagne interattive e pc», conferma il preside del Romagnosi Guido Campanini. Ciò che invece non è assolutamente permesso è l'utilizzo del cellulare per fini personali, come ricorda Elisabetta Botti, dirigente dell'Itis: «Sono mezzi utilizzati con grande parsimonia, solamente quando sono assolutamente necessari alla didattica. Noi abbiamo delle aule 3.0 nelle quali i ragazzi utilizzano i device guidati dagli insegnanti».

Sono inoltre attivi molti programmi per responsabilizzare i ragazzi sull'uso degli smarphone e dei social network, ricorda Alessandra Helej dirigente della Don Cavalli: «facciamo numerosi percorsi per l'uso consapevole dei social network, tra questi “Socializziamo” di Fondazione Cassa di risparmio».

«Gli smartphone sono strumenti molto utili se in classe si hanno studenti stranieri che conoscono poco l'italiano - afferma Mario Laudato, professore di italiano al Liceo Europeo - i sistemi web di traduzione sono un ottima risorsa per riuscire a spiegare una parola o un concetto che l'alunno non capisce».

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