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'NDRANGHETA

Sarcone, il nuovo re della cosca che tentava di intimidire i testimoni dell'affare Sorbolo

24 gennaio 2018, 06:03

Sarcone, il nuovo re della cosca che tentava di intimidire i testimoni dell'affare Sorbolo

Georgia Azzali

Di padre in figlio. Ma anche da fratello a fratello, quando la famiglia chiama. Nicolino e Gianluigi Sarcone sono stati spediti in carcere tre anni fa, con la maxi operazione «Aemilia», e a Carmine, 39 anni, sarebbe passato lo scettro della cosca Grande Aracri al Nord. Ne sono convinti i pm della Dda di Bologna, Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, che hanno firmato un decreto di fermo per associazione mafiosa nei confronti del fratello minore dei Sarcone. E l'altra notte i carabinieri di Modena, in collaborazione con i colleghi calabresi, l'hanno arrestato nella casa di famiglia a Cutro, dove si trovava in questi giorni, anche se da anni i Sarcone hanno villa - e affari - a Bibbiano.

Dal Reggiano all'Emilia intera, sconfinando anche nelle terre lombarde del Po: l'impero di Nicolino Grande Aracri, murato al 41 bis, si è fortificato ed esteso dagli anni Novanta in poi. «Aemilia», però, ha decapitato i vertici e spazzato via luogotenenti e comprimari. Ma la 'ndrangheta sa riorganizzarsi in fretta. E - secondo i pentiti Antonio Valerio, Giuseppe Giglio e Salvatore Muto, tutti sentiti al processo in corso a Reggio Emilia - sarebbe Carmine Sarcone a reggere le sorti del clan emiliano. E con lui, per continuare a far prosperare la cosca, lavorerebbero anche personaggi come Antonio Crivaro, Giuliano Floro Vito e Luigi Muto, tutti liberi.

I Sarcone hanno costruito un gruppo di imprese edili nel Reggiano, anche se i sequestri dei magistrati hanno bloccato milioni di euro. Ma Carmine avrebbe dovuto tutelare tutti gli interessi del clan. E, allora, le riunioni per pianificare le mosse della cosca erano appuntamenti a cui Sarcone non sarebbe mai mancato, secondo gli inquirenti. Così come spesso si faceva vedere tra il pubblico del processo di Reggio. Certo, voleva sentire cosa si raccontava dei suoi fratelli, ma sarebbe stato ancora più interessato a far capire ai testimoni cosa avrebbero dovuto dire davanti ai giudici. In particolare, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Carmine avrebbe avvicinato alcune persone chiamate a deporre sul maxi affare di Sorbolo, il grande investimento immobiliare che sarebbe stato finanziato dai soldi della cosca, per cercare di convincerli a sminuire il ruolo del clan e della famiglia Sarcone, in particolare. Oltre 200 unità immobiliari, di cui 133 confiscate nell'ottobre del 2016, insieme a 13 terreni, tra via Genova, via Torino, via Trieste, via Montefiorino e via Marmolada: è questo il grande quartiere che ha ingolosito il clan fin dalla metà degli anni 2000 e su cui poi la 'ndrangheta ha messo le mani a partire dal 2011, quando l'impresario sorbolese Francesco Falbo è sempre più a corto di soldi per mandare avanti le sue società immobiliari.

Uomo di relazioni, Carmine Sarcone. Secondo le regole della cosca, naturalmente. Attento agli sviluppi del processo, ma anche fonte preziosa di informazioni per gli affiliati detenuti. Perché chi è dietro alle sbarre deve avere sempre il polso della situazione, e i colloqui in carcere sono un'occasione d'oro. E proprio la sua scalata ai vertici della cosca l'avrebbe posto in una posizione «di raccordo tra i sodali attualmente in carcere e il territorio, nel quale ha continuato a operare, esercitando le direttive di Nicolino - si legge nel decreto di fermo - fino ad occuparsi dell'aggiustamento della posizione di alcuni imputati, attraverso l'indottrinamento e l'intimidazione di testi che, entrati in affari con il gruppo criminale, ovvero in quanto vittime di estorsione da parte di quest'ultimo, giunti a processo, hanno macroscopicamente tenuto un atteggiamento volto a snaturare e annacquare l'essenza vera dei rapporti intercorsi con il gruppo».

«La faccia bella della famiglia», così l'hanno definito alcuni collaboratori di giustizia, ma all'occasione avrebbe saputo anche mostrare il volto minaccioso del clan per poter «addomesticare» chi rischiava di diventare un problema facendo dichiarazioni al processo. Ma anche con qualcuno delle forze dell'ordine avrebbe fatto la voce grossa.

Un'ascesa sempre più rapida, quella di Carmine Sarcone. D'altra parte, bisognava correre ai ripari dopo il ciclone «Aemilia». Serrare le fila con un capo dal nome «certificato».

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