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Clara Munarini

Un fischietto rosa fra i prof del rugby

25 gennaio 2018, 06:00

Un fischietto rosa fra i prof del rugby

Paolo Mulazzi

Arbitri donne crescono. Come Clara Munarini, entrata nella storia del movimento ovale italiano: prima donna ad arbitrare una partita tra squadre maschili del massimo livello italiano, quella del Trofeo Eccellenza tra San Donà e Mogliano, sabato scorso. L'ultimo gradino, per ora, di una scala che il 28enne fischietto parmigiano sta salendo dal 2012, anno della sua prima partita arbitrata. Anche in quel caso maschile, ma non può essere altrimenti, trattandosi di categoria Under 14 il primo step. Poi la prima partita seniores maschile con scalata fino alla serie A, due stagioni or sono la prima a Reggio Emilia, e nel mezzo sempre il campionato di serie A femminile. Debuttare sabato tra i maschi «più grandi» è stata un'emozione da poco. «Per me è stato peggio nelle prime in serie C e B perché non ero abituata e mancavo un po' d'esperienza. Sabato ero tranquilla: ormai mi conosco meglio. Mi sono divertita. Le due squadre hanno giocato molto e in qualche modo mi hanno agevolato il compito».

Le regole sono uguali per tutti, maschi e femmine, ma: «C'è un po' di differenza nel rapporto coi giocatori, quindi più di gestione che per aspetti tecnici. In una partita tra squadre di Eccellenza c'è un aspetto: quello di mostrarsi autorevoli, far capire che sai ciò che fai, perché in campo ci sono anche giocatori che hanno una grande esperienza».

Giocatori che ha percepito così: «Stanno più sulle loro, secondo me. Pur se il rispetto c'è nei confronti di chiunque, e il nostro sport è ancora un'isola felice, credo che il rapporto sia leggermente diverso con un arbitro donna. Poi è chiaro che se l'arbitro sbaglia, non c'è genere che tenga».

Il rugby di oggi è assai diverso da quello di vent'anni fa: più veloce, più ritmo, giocatori potenti, dei super atleti, praticamente; anche l'arbitro, quindi, deve essere all'altezza: «Io mi alleno 3-4 volte alla settimana in campo poi vado in palestra una o due volte la settimana».

Joy Neville ha fatto da apripista: prima donna ad arbitrare una partita del massimo campionato italiano, la prima della stagione in corso, e a distanza di pochi mesi una di Challenge Cup. Clara, che ammette di preferire il rugby a 15 rispetto al Seven, è sulla buona strada: «La partita della Neville in Italia l'ho vista, è stata molto brava. Beata lei che ha arbitrato una Coppa Europea. La mia è una sana invidia: c'è chi ha aperto le danze, adesso si possono seguire le orme. Quando ho iniziato non immaginavo potesse accadere».

Ma quella degli arbitri è una categoria e così come esistono giudici di entrambi i generi, è giusto che anche una donna possa arbitrare una gara maschile della più alta categoria seniores, italiana o europea, se lo merita. Perché il punto è sempre quello: il merito, non il genere (per la cronaca, ci sono anche uomini che arbitrano le donne). «Assolutamente d'accordo. Io faccio una cosa che mi piace e metto tutta me stessa per migliorare: se meriterò di arbitrare in Eccellenza o in Pro14 o in una Coppa Europea, tecnicamente e fisicamente, mi designeranno. Certo, forse a livello fisico una donna potrebbe far fatica a reggere partite di alto livello maschile europeo, e, a parità di bravura, forse una donna non arriverà ad arbitrare una finale mondiale maschile, ma mi piace pensare che un giorno saremo tutti in un unico grande “panel”».

Il rugby l'assorbe parecchio. Nonostante ciò, tra pochi mesi Clara si laureerà in Gestione aziendale, dopodiché: «Spero di trovare un lavoro che mi permetta di impiegare il tempo necessario per il rugby perché non vorrei mai abbandonarlo; non sarà facile, per cui potrebbe arrivare anche il momento delle scelte».

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