Sei in Archivio bozze

PARMA

Sesso "rischioso": aumentano i casi di epatite A e sifilide

29 gennaio 2018, 06:01

Sesso

Monica Tiezzi

Il sesso? È sempre di più un rischio. Rapporti occasionali, con persone quasi sconosciute, magari incontrate via web o durante un viaggio, stanno mettendo in pericolo la nostra salute.

Il 2017 rischia di passare alla storia come l'«anno orribile» per l'epatite A, dopo anni nei quali la malattia era stata tenuta a bada. L'Emilia Romagna è stata fra le regioni più colpite con (dati aggiornati a novembre 2017) 332 casi, al terzo posto dopo Lombardia (707 casi) e Veneto (419). A Parma e provincia la malattia, dopo svariati anni nei quali il contagio era oscillato fra i due e sei casi l'anno, nel 2017 ha registrato ben 32 casi, spiega Bianca Borrini del Servizio di igiene pubblica dell'Ausl. I dati del bollettino Seieva (Sorveglianza epatiti virali acute) dell'Istituto superiore di sanità rilevano come l'epidemia nazionale sia da imputare soprattutto al contagio fra omosessuali. Un focolaio che sembra aver avuto origine in Olanda e che da lì si è propagato in tutta Europa. L'infezione in Italia, continua il report, ha colpito prevalentemente maschi fra i 25 e i 54 anni, il 62% dei quali ha riferito di aver avuto rapporti omosessuali. Quasi il 60% dei contagiati ha consumato frutti di mare (un'altra delle cause del contagio, responsabile ad esempio dell'epidemia del 1997 in Puglia e Campania) e il 40% ha viaggiato in Paesi ad alta endemia.

Pur se con numeri più bassi, e in linea con gli anni passati, la nostra Regione è stata fra quelle più colpite nel 2017 anche dalle altre forme di epatite: 27 casi di epatite B (secondi dopo la Toscana, e a pari merito con la Lombardia), su un totale nazionale di 178 casi; otto casi di epatite C (secondi dopo la Lombardia, su un totale nazionale di 47 casi). Si tratta di malattie per le quali l'esposizione sessuale ha un ruolo chiave: è la prima causa di contagio per l'epatite B (il 28% dei casi) e la seconda causa per l'epatite C (31%) accanto ai trattamenti di bellezza, tatuaggi e piercing, responsabili di quasi il 25% dei casi di epatite B e del 34% dei casi di epatite C. A Parma i casi di epatite B e C invece, spiega Carlo Ferrari, direttore del reparto di malattie infettive dell'ospedale Maggiore, sono stati contenuti nel 2017: segnalati un solo caso di epatite C, ma otto di epatite B (contro gli uno-due degli anni precedenti).

Diverso discorso per la sifilide: 17 casi a Parma nel 2017, il numero più alto degli ultimi dieci anni. «Ed è un dato probabilmente sottostimato del 50%, perchè la malattia sfugge spesso al sistema di sorveglianza. I sintomi sono sfumati e può capitare di scoprire di averla contratta, ed esserne guariti, anche dopo anni» dice Claudio Feliciani, direttore della Dermatologia dell'ospedale Maggiore. Un trend in aumento confermato da Ferrari: «La sifilide è raddoppiata negli ultimi anni, dai 15 casi del 2013 ai 40 del 2017», fa notare. Fra le le cause dell'aumento dei contagi, Feliciani cita i viaggi di massa, a volte legati al turismo sessuale: «È cambiata anche la platea dei pazienti. Non più solo giovani, ma anche adulti e anziani», aggiunge il dermatologo, che ricorda che è attivo il mercoledì mattina, al terzo piano del Padiglione Cattani, l'ambulatorio delle malattie sessualmente trasmesse. Vi si accede dietro prescrizione del medico curante. «I pazienti vengono visitati in completo anonimato - spiega Feliciani - Eseguiamo circa 800 visite e controlli ogni anno e registriamo un caso ogni 10 giorni di sifilide, mentre stiamo osservando un aumento di condilomi (verruche genitali ndr) e uretriti (infiammazione dell'uretra ndr)».

Unica nota confortante, in un quadro piuttosto cupo, è quella delle infezioni da Hiv. A Parma e provincia nel 2016, spiega Borrini, sono state 35 le persone con diagnosi di infezione da Hiv, che non hanno quindi manifestato Aids (11 invece le nuove diagnosi di Aids). Numeri sempre in calo da almeno quattro anni.