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ELEZIONI POLITICHE

I «Millennial» verso il voto

31 gennaio 2018, 06:00

I «Millennial» verso il voto

Sono mezzo milione i neo diciottenni che il 4 marzo saranno chiamati alle urne. Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella li aveva citati nel suo discorso di fine anno, ricordando quei «ragazzi del ‘99» che un secolo fa vennero mandati in guerra, nelle trincee, nel corso della prima guerra mondiale, e rivolgendo un pensiero fiducioso ai «millennial», oggi per la prima volta al voto, chiamati a prendere una decisione sul futuro del proprio Paese.

Un «esercito» di ragazzi nati a cavallo del nuovo secolo, tra il ‘99 e il 2000: sono cresciuti a pane e internet, non hanno mai messo piede in una cabina telefonica e non possono conservare ricordi di avvenimenti che hanno cambiato il corso della storia recente, come l’attacco alle Torri Gemelle, perché erano appena venuti al mondo. È anche a loro che oggi viene affidato il destino dell’Italia, ma, stando ai sondaggi, saranno tantissimi quelli che – disorientati, sfiduciati o semplicemente disinteressati – sceglieranno di non andare a votare. Molti di loro si dicono lontani dalla politica e dalle istituzioni, identificano lo Stato come qualcosa di altro da sé, faticano a riconoscere i meccanismi che dal dopoguerra garantiscono al popolo di eleggere una propria rappresentanza. Sono diversi, però, anche i ragazzi che non vedono l’ora di «spianare» la tessera elettorale, entusiasti di essere chiamati per la prima volta ad esprimere un voto.

Sono loro i primi a riconoscere che la generazione di cui fanno parte fatica ad interessarsi alla vita politica del Paese: vorrebbero una scuola capace di fornire loro i mezzi per capire e si dicono «poco fiduciosi» nei confronti delle proposte e dei programmi con cui partiti e movimenti «tentano di portare a casa più voti possibili». Abbiamo fatto qualche domanda proprio a loro, ai ragazzi del ‘99 e del 2000, scoprendone idee, timori e speranze. C’è chi ancora non ha deciso se andrà a votare, chi non aspetta altro e chi, amaramente, solo per un paio di giorni dovrà rimandare alla prossima occasione il proprio debutto alle urne. La maggior parte di loro fatica a riconoscersi pienamente in una parte politica e tutti, interrogati sul futuro, parlano dell’eventualità di dire addio (o per lo meno arrivederci) a questo Paese. Una recente ricerca Eurispes indica che il 90 per cento dei «millennial» considera impossibile il miglioramento delle proprie condizioni e il 70 per cento è invece convinto che sia molto probabile una precipitazione verso il basso del proprio stato sociale.

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