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Allarme

Parma, in 10 anni 166 medici in pensione. E chi li sostituisce?

21 febbraio 2018, 06:00

Parma, in 10 anni 166 medici in pensione. E chi li sostituisce?

MONICA TIEZZI

Sono 166, da qui a 10 anni, i medici di Parma e provincia che lasceranno il lavoro per andare in pensione, e solo in minima parte saranno rimpiazzati.

Non va meglio nel resto d'Italia, dove anzi alcune regioni sono più in sofferenza dell'Emilia Romagna: fra cinque anni smetteranno di lavorare 45 mila medici, di cui 30 mila ospedalieri e 14.908 medici di famiglia. «Da qui a cinque anni 14 milioni di italiani resteranno senza medico di base», è l'allarme lanciato da Fimmg (Federazione medici di medicina generale) e il sindacato dei medici dirigenti Anaao.

MONTAGNA GIÀ IN DIFFICOLTÀ

Già ora, denunciano i sindacati dei medici, in alcune zone del Parmense si fa fatica a coprire gli ambulatori di medicina generale. A Berceto, ad esempio, sono andati in pensione in poco tempo tre anziani medici di famiglia del posto: sono stati sostituiti, non senza fatica, con medici venuti da fuori. Mentre a Ghiare di Corniglio un ambulatorio di medicina generale ha visto un turnover di quattro medici in sei anni.

«Al di là del fatto che alcune zone difficili da raggiungere non sono ambite, mancano le borse di studio per i medici di medicina generale. Sono poche e troppo basse», dice Corrado Parodi, segretario provinciale Fimmg.

Al punto che anche in città ci sono sempre più massimalisti, medici che hanno il numero massimo di assistiti previsti per legge, ossia 1.570. E Parodi è uno di questi.

IL NODO DELLA FORMAZIONE

Il sistema delle borse di studio post laurea ha infatti un doppio binario: quelle per i medici di medicina generale dipendono dalle Regioni e dal ministero della Salute, quelle delle altre lauree specialistiche dal ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. E se uno specializzando in medicina generale (corso triennale) prende circa 800 euro al mese, gli altri possono contare su 1.500 euro. Ammesso che riescano ad entrare in una scuola di specialità.

Più ancora che i numeri chiusi per l'iscrizione al corso di laurea (198 a Parma lo scorso anno accademico, 221 il prossimo), quello delle specializzazioni sembra il vero nodo del problema. L'anno scorso nelle 31 scuole di specialità del corso di laurea in medicina dell'università di Parma, i posti «sostenibili», li definisce Antonio Mutti, direttore del Dipartimento di medicina e chirurgia dell'ateneo parmigiano, sono stati 163.

SPECIALITÀ CARENTI

«A fronte di 10 mila laureati l'anno a livello nazionale, ci sono poco più di seimila posti per le specializzazioni» fa notare ancora Mutti. «Ne servirebbero almeno 8.500, perché già oggi alcuni concorsi vanno deserti. C'è carenza di specialisti soprattutto in alcuni settori come pediatria, chirurgia, ginecologia e cardiologia», rincara Roberto Fiorini, medico del pronto soccorso e medicina d'urgenza dell'ospedale di Vaio e consigliere di Anaao.

A questo si aggiunge il pasticcio del mancato allineamento delle due graduatorie: quella per le borse di studio per la medicina generale e quella per le altre scuole di specialità. «C'è chi ottiene il posto nella scuola di specialità e inizia a frequentarla, ma quando esce la graduatoria per i medici di base e scopre di aver ottenuto un posto anche lì, molla la specialità - dice Mutti - Così l'anno scorso, su 115 borse di studio, ne abbiamo perse sei, il 5%. A livello nazionale parliamo di circa 400 borse perse».

MEDICI SEMPRE PIÙ ANZIANI

È una professione che invecchia, quella medica, dice Pierantonio Muzzetto, presidente dell'Ordine dei medici di Parma: «Il grosso dei colleghi oggi ha più di 55 anni e fino al 2028 ci sarà il più grande esodo dal servizio sanitario nazionale». Per allora, se non ci sarà un'inversione di tendenza - dicono i sindacati - mancheranno 22 mila professionisti della sanità. «Non è stata fatta un'adeguata programmazione fra entrate ed uscite, bisogna invertire la tendenza», conclude Muzzetto.

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