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Zibello

Addio a Goliardo Cavalli, uno degli ultimi barcaioli del Po

22 febbraio 2018, 06:00

PAOLO PANNI

POLESINE ZIBELLO

Uno degli ultimi barcaioli del Po, Goliardo Cavalli, classe 1930, si è spento ieri e, da ora, potrà ammirare il suo fiume dal cielo. Molto conosciuto e stimato in tutta la Bassa: nato a Zibello, era uno dei fondatori della sezione Avis locale (di cui è stato a lungo donatore).

Fin da ragazzino ha iniziato l'attività di barcaiolo; erano, quelli, i tempi della miseria, in cui si doveva lavorare sodo per portare a casa la pagnotta. Lui è sempre stato un grande lavoratore e, del fiume, conosceva tutto, ogni segreto, ogni angolo.

Un'esperienza che era stata preziosa negli anni in cui era stato costruito uno dei primi metanodotti sul Po. Un'opera, quella, per la quale, da esperto barcaiolo si era prodigato. L'impegno profuso e la tenacia gli erano valsi l'apprezzamento dell'Eni che aveva deciso di assumerlo. Da quel momento, Goliardo ha lavorato all'estero, soprattutto in Africa e in Asia, per molti anni. Del resto non era il primo, in famiglia, a emigrare. La madre Berta era nata in Brasile (da una famiglia emigrata da Cortemaggiore) tornando in Italia all'età di 20 anni; il fratello Aminta, classe 1914, aveva lasciato l'Italia durante la Seconda guerra mondiale, trasferendosi in Germania da dove non si era più mosso. Goliardo, invece, la Seconda guerra mondiale l'ha tutta vissuta in patria. Sul libro «Donna non vidi mai simile a questa», edito pochi anni fa dal Comune, in un racconto scritto di suo pugno, tra le altre cose ricordava che quando «a Zibello sono arrivati i carri armati americani che, risalendo l'Italia, davanti al Po si sono dovuti fermare, tutta la gente di Zibello è accorsa a vedere queste macchine diaboliche e io, ragazzino, ho visto per la prima volta delle persone di colore».

Le prime di tante altre che avrebbe poi incontrato negli anni successivi durante il lungo periodo di lavoro in Africa. Continente al quale è sempre stato legato (conservava tuttora molti oggetti e ricordi portati da là) ma Zibello gli era nel cuore al punto da tornarvi dal momento della pensione in poi. Nel 1956, come ricorda ancora sul libro «Donna non vidi mai simile a questa», alla morte della madre la salutò sulla tomba dicendole che anche lui sentiva il bisogno di girare il mondo: «Sarà l'ossigeno brasiliano che hai respirato - scriveva - e che mi hai passato dandomi la vita. Io parto mamma ma Zibello sarà sempre casa mia».

Un uomo amato da tutti per le doti di generosità, bontà e disponibilità che ha sempre manifestato. Il rosario si terrà questa sera, alle 20.30 in chiesa a Zibello dove domani, alle 15, si terrà il funerale.

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