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ALLARME MAFIE

'Ndrangheta, le infiltrazioni mettono ko le aziende sane

24 febbraio 2018, 06:03

Di recente anche nel nostro territorio si è alzato il livello di attenzione sugli intrecci tra criminalità organizzata e imprese. Gli imprenditori sani, evidentemente, hanno molto da dire in proposito.

Le imprese che dispongono di capitali mafiosi per riciclarli non sono imprese vere sul mercato, qualunque attività facciano. L’occupazione che danno non è occupazione sana, e così via.

La questione è sempre più grave perché l'infiltrazione si è estesa, come ha dimostrato un recentissimo caso, anche al settore meccanico, ciò che era inaudito, e può toccare ormai da vicino tutte le PMI.

C’è stato di recente un caso di un’azienda che vendeva sistematicamente sotto costo, e poteva far credito ai clienti più dei nostri colleghi dello stesso settore, per la semplice ragione che invece alle normali banche, ricorreva al cosiddetto shadow banking, cioè ai soldi, nel suo caso, che si presumono della ndrangheta. E ai prezzi non si guardava, perché il suo obiettivo era soltanto ripulire soldi sporchi. Quando c'è stato il sequestro a seguito delle indagini della magistratura, si è subito sostenuto, da una parte giustamente, che a pagare sarebbero sempre i lavoratori, e che occorreva anzitutto garantire i posti di lavoro.

In realtà non dobbiamo dimenticare che i primi a pagare sono i concorrenti onesti, perché quando un'azienda può lavorare sotto costo perché il suo scopo è lavare del danaro, il primo effetto è la concorrenza sleale.

Questa danneggia i lavoratori delle imprese oneste, i loro fornitori, e in ultima analisi tutti i clienti e la società tutta. Tra l’altro, l'impresa mafiosa assume, ma non ha bisogno di farlo con criteri di mercato. Lo farà facilmente secondo criteri clientelari, talvolta creando posti di lavoro fittizi per pregiudicati.

Una volta che un'azienda del genere è sotto sequestro, venendo a mancare i capitali mafiosi, dovrà anche lei fare i conti coi costi, richiedere fondi alle banche e non venderà più così facilmente, dato che dovrà farlo a prezzi di mercato. Tale azienda, uscita dal circuito mafioso, potrebbe andare in difficoltà, forse fallire o chiudere. In questo caso i lavoratori perderebbero il posto. In un libero mercato i dipendenti migliori verranno assunti dai concorrenti corretti che guadagneranno quote di mercato. Altri perderanno un posto di lavoro che in fondo era fittizio.

E’ importante rimettere i valori di fondo nella giusta gerarchia: la tutela delle imprese sane, e quindi la lotta verso ogni forma di illegalità e di concorrenza sleale, è la prima cosa da fare per tutelare la vera occupazione e il benessere del territorio.

Giuseppe Iotti

presidente Gruppo Imprese Artigiane

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