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Corcagnano

Trovato morto con la testa spaccata

di Chiara Pozzati -

28 febbraio 2018, 06:00

Un incidente sul lavoro. Una storia crudele, come ogni vita spezzata dalla fatica, ma pur sempre una fatalità. Almeno, così sembrava. Eppure sono ancora tutti da dissipare i dubbi che pesano sulla morte di Luigi Vilardo, artigiano 63enne, di origini calabresi, trovato all’interno del capannone di strada Cava in Vigatto.

L’sos è scattato ieri, poco dopo le 15, a un chilometro e mezzo dal centro di Corcagnano. A lanciare l’allarme il proprietario della struttura, che aveva assoldato Vilardo per la alcuni lavori di ristrutturazione. E’ stato lui a chiamare i soccorsi dopo aver scoperto il corpo senza vita nella struttura, ai piedi di un’impalcatura.

L'INTERVENTO DEL 118

Nonostante l’arrivo dei medici del 118, era già troppo tardi: l’uomo era riverso a terra, con il capo fracassato forse per la caduta. Eppure qualcosa all’interno del cortile ancora chiazzato di neve non ha convinto gli investigatori. Numerose infatti erano le tracce di sangue trovate in più angoli del capannone. Tanto che gli investigatori della Squadra mobile, insieme agli uomini della Scientifica e ai vigili del fuoco, sono rimasti nel podere fino a tarda sera. E nessuna pista è stata esclusa.

Sono state rilevate tracce ematiche che oggi saranno esaminate nei laboratori assieme ad altri reperti recuperati (gli effetti personali dell’uomo e alcuni attrezzi presenti nell’area).

SCRUPOLOSI ACCERTAMENTI

Le divise, insieme al magistrato Emanuela Podda, hanno ispezionato per ore il capannone torreggiante color rosso sbiadito alle spalle di una graziosa villetta bifamiliare.

I poliziotti hanno frugato in ogni angolo, anfratto o cantuccio in un fuori e dentro incessante. Prima al sole poi sciabolando il buio con le torce elettriche. Offlimits per i giornalisti la proprietà immersa nei campi di strada Cava in Vigatto: il messaggio è stato recapitato con fermo garbo da gli uomini di una Volante rimasti a tenere a bada la stampa.

Solo dopo diverse ore, quando l’autobotte dei pompieri e le Pantere faranno ritorno nelle rispettive caserme, qualcuno deciderà di rispondere alle domande dei cronisti. Si tratta dei dirimpettai, gli abitanti di strada Cava in Vigatto. Sia il proprietario del capannone che il 63enne erano conosciuti dai vicini, che alle domande alzano le spalle con aria smarrita: «Non sappiamo nulla davvero – spiega un uomo sulla quarantina -. Non abbiamo mai assistito a liti o episodi strani, anzi ci spiace per quel che è accaduto al signor Vilardo».

Poche parole scambiate prima di stringersi nel bavero della giacca e rientrare dentro casa. Lasciando chi rimane all’aperto con dubbi che sovrastano i sibili di un vento gelido. Nel frattempo in Questura si lavorerà fino a notte per capire fino in fondo cosa si cela dietro questa tragedia, ancora senza nome.