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Intervista

Pizzarotti: «Ecco perché voterò la Bonino»

02 marzo 2018, 06:01

Francesco Bandini

Quando lo inviano a sedersi accanto a loro per la conferenza stampa, lui preferisce rimanere tra il pubblico, per intervenire solo in seguito, «per un saluto»; e quando gli porgono una spilla con il simbolo della loro lista da appuntare alla giacca, lui, cordialmente, declina. Però la sostanza non cambia ed è la sua stessa presenza a testimoniare l'importanza del momento: Federico Pizzarotti – il primo sindaco eletto con il Movimento 5 stelle e anche il primo a uscirne – alle elezioni di domenica voterà «+Europa con Emma Bonino», ovvero i radicali. L'aveva lasciato trapelare l'altro giorno e l'ha ufficializzato ieri, nel corso di un incontro a cui per l'occasione ha partecipato anche il segretario nazionale dei Radicali italiani, Riccardo Magi.

Una scelta, quella di Pizzarotti, che il diretto interessato definisce «una posizione personale, da non allargare né al mio ruolo istituzionale, né a Effetto Parma», ma anche «un ritorno alle origini, visto che in passato ho votato per i radicali. Nel momento in cui vedo in giro meno valori, alla fine la scelta radicale mi è sembrata naturale». E in un post su Facebook spiega che voterà +Europa perché «i radicali hanno nel loro percorso politico la difesa dei diritti. Ho scelto chi è più vicino alle mie idee». Precisando comunque: «Non do carta bianca a nessuno: giudico sempre dai fatti».

Sindaco Pizzarotti, indubbiamente votare +Europa è anche votare il centrosinistra. Come lo spiega?

Non c'è niente da spiegare. Ovviamente +Europa è in una coalizione e ne ho tenuto conto, ma penso che sia più importante dare il messaggio di appoggiare una lista di persone credibili e capaci, che possano in quel contesto fare la differenza ed essere le sentinelle per tanti punti programmatici che vanno affrontati a livello nazionale e su cui forse il Pd potrebbe essere un po' timido.

Votare a Parma +Europa vuole dire votare per il Senato per Giorgio Pagliari, che è stato uno dei suoi più severi critici, con tanto di esposti alla magistratura. Non è imbarazzante?

Secondo me in varie cose ha sbagliato, anche con l'esposto sul Teatro Regio, visto che la giustizia poi mi ha dato ragione. Detto questo, non posso non vedere le cose che ha portato a casa per il territorio, dalla legge sul Festival Verdi allo sblocco dei fondi per la Scuola europea. Io riesco a scindere le due cose, quindi se devo guardare il risultato sul territorio, non mi sembra che abbia fatto male. È vero che non mi ha mai chiesto scusa, ma chissà, potrebbe essere questa l'occasione...

Molti dicono che questa sua scelta è il segno del suo avvicinamento al Pd, di cui si sussurra da tempo.

Non è un avvicinamento. Io ho sempre dialogato in questi anni con chiunque volesse portare a casa dei risultati, da qualunque parte stesse. In una logica di dialogo, bisogna sempre vedere qual è la proposta e qual è l'obiettivo: ragionerò sempre sulla base di questo, a prescindere dallo schieramento. Io ragiono di progetti e di persone, non per schieramenti. C'è chi fa della politica una questione di tifoseria, ma ciò non mi appartiene. Non mi avvicino al Pd, ma a tutti, perché non escludo nessuno.

Che senso ha, a tre giorni dal voto, dichiarare pubblicamente la sua scelta, quando ha appena fondato il suo partito, «L'Italia in comune», di cui è anche coordinatore nazionale?

In questo momento il nostro partito ancora non è presente alle elezioni, e non volendo votare scheda bianca, questa è stata una scelta consequenziale. Potevo anche non dire per chi voterò, è vero, ma mi sono voluto esporre perché il fatto di esporsi è qualcosa che abbiamo perso come valore e si ha sempre paura dei giudizi. Sapevo che avrei ricevuto delle critiche, ma volevo rendere nota la mia opinione per offrire degli spunti di riflessione a chi mi segue.

E ai suoi sostenitori che considerano la sua decisione un tradimento, cosa dice?

Alle persone deluse dico che forse non hanno capito il nostro pragmatismo. Da parte mia, comunque, nessun endorsement indiretto al Pd, ma alla Bonino sì: per una persona di quello spessore valeva la pena spendere una parola.

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