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L'INTERVISTA

Francesca Michielin si racconta: "Nelle canzoni la mia visione del mondo"

«Ho scelto Parma per l'anteprima del mio tour perché i miei musicisti studiano al Conservatorio Boito e perché amo l'acustica del Campus Industry». Appuntamento il 16 marzo.

di Giulia Viviani -

10 marzo 2018, 06:00

Parte da Parma venerdì 16 marzo il nuovo tour di Francesca Michielin: una data zero al Campus Industry Music, prima di portare «2640», l’album uscito lo scorso gennaio, in giro per tutta Italia. Una serie di date strutturate, con un set complesso: «In quattro sul palco suoneremo tutto – racconta- sarà un tour vivo, senza sovrastrutture, con pezzi riarrangiati ad hoc. Perché ho scelto Parma per l’anteprima? Perché i miei musicisti studiano al Conservatorio “Arrigo Boito” e volevo si sentissero a casa; in più amo l’acustica del Campus, è un bel club e l’ultima volta abbiamo ricevuto un’accoglienza unica dal pubblico».

Al centro della scaletta ci saranno i 13 brani del disco in cui la giovane cantautrice racchiude la sua visione del mondo, raccontando in musica la sua crescita. Francesca non è più l’adolescente che abbiamo conosciuto a X Factor nel 2011: «Ho sempre comunicato cercando contemporaneamente di proteggermi, invece stavolta ho abbassato i muri di difesa. A livello sonoro ho deciso di puntare su un sound forse meno ricco, ma più potente».

Polistrumentista e autrice di testi e musiche, Francesca Michielin firma undici brani su tredici, (uno è invece firmato da Calcutta e l’altro da Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti) che si dividono su tre temi, Vulcano, Mare, Montagna, indicati dai tre triangoli sulla copertina del disco, elementi associati a un’intenzione, rispettivamente comunicare, ascoltare, immaginare. C’è l’amore, come ci si può legittimamente aspettare dai testi di una giovane donna di 23 anni, ma c’è anche il suo Vicenza calcio («La Serie B») e la Formula 1 («Alonso») e soprattutto ci sono attenzione al sociale e temi politici come l’integrazione, la contaminazione di culture, l’ambiente e lo sfruttamento di risorse e la condizione femminile perché sì, anche il mondo della musica è fatto principalmente dagli uomini e per gli uomini: «Il fatto di essere donna, per di più ventenne e cantautrice non mi avvantaggia di certo. È un po’ come se dovessi sempre dimostrare qualcosa in più, far vedere che riesco a fare le cose “come gli uomini”. C’è disuguaglianza nello show business come in qualsiasi altro ambiente, l’importante è continuare a parlarne, non arrendersi».

Dice questo Francesca, sottolineando quanto poche siano in Italia le autrici, rispetto ai colleghi maschi (il 16%) e per passione e concretezza un po’ ricorda l’attrice Emma Watson che con determinazione e grazia ha posto la questione femminile all’attenzione mondiale. Altro tema che le sta a cuore è quello dell’integrazione: «In “Tapioca” ho voluto inserire un cantato in ghanese perché sono cresciuta frequentando tanti stranieri di seconda generazione, gente che parla veneto e mangia polenta (Francesca è di Bassano del Grappa) ma anche tapioca. Non avrei fatto dischi né viaggi se non avessi vissuto in un ambiente multiculturale: bisogna informarsi e conoscere la realtà che ci circonda, non ci possiamo considerare cittadini del mondo solo perché possiamo andare a Londra con 15 euro».