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Addio

Morta la storica maestra Olga Storci

14 marzo 2018, 06:00

Lorenzo Sartorio

Incarnava sia nel iso che nel carattere, la generosità e saggezza della vecchia maestra, a metà strada fra quella descritta da De Amicis e quella cantata in poesia da Renzo Pezzani.

Olga Storci è scomparsa nei giorni scorsi a 96 anni. Il 4 aprile prossimo ne avrebbe compiuti 97. Nativa di Torrile, donna della Bassa a tutti gli effetti, sia come cuore che come grinta, proveniva da un'antica famiglia contadina del posto. Ma la vita dei campi non faceva per lei. Dopo avere appreso l'abc della sarta, divenendo abilissima con ago e filo, Olga decise di mettersi sui libri e, dopo avere frequentato le scuole serali poiché di giorno lavorava, riuscì ad ottenere il diploma di maestra.

Poi il felice matrimonio con Bruno Zennaro, veneziano, dipendente delle Ferrovie dello Stato, ed il trasferimento nella città di San Marco dove insegnò nelle scuole elementari di alcuni paesini vicini a Venezia.

Dopo la nascita della figlia Maria Rita, il ritorno a Parma dove fu destinata nelle scuole elementari di Rimagna, Bosco di Corniglio, Sesta e quindi al Cornocchio per poi terminare la sua lunga carriera alla «Racagni», nel quartiere Pablo dove andò a risiedere.

Carattere forte, tosto, tenace, maestra affettuosa, ma nello stesso tempo severa, amava tantissimo i suoi scolari, alcuni dei quali la ricordano ancora con tanto affetto. Per tanti bambini e bambine, la maestra di un tempo è stata la seconda mamma. Specie in campagna ed in montagna, la «signora maestra», come appunto l'Olga, era un insostituibile punto di riferimento per quegli scolaretti che, timidamente, si affacciavano alla porta della scuola, ma che con quaderni, numeri, componimenti, disegni non avevano una gran dimestichezza, vivendo in famiglie dove, di cultura, ne esisteva solo una: quella del lavoro.

La maestra, allora, con tanta pazienza e con smisurato amore sostituiva quelle povere mamme indaffarate tutto il giorno nei campi, nelle stalle, in casa per sbrigare le faccende domestiche.

Era il tempo delle aste, delle penne con il pennino che venivano intinte nel calamaio intagliato nel banco, dei grembiuli neri a casacca, dei fiocchi azzurri o rosa, degli astucci di legno con gli scomparti per la penna, la matita, la gomma, il temperino ed i pennini, delle borse in pelle a tracolla che profumavano di pane e matita, dei quaderni con la copertina nera, del pezzo di legno che ognuno portava a scuola per scaldare l'aula.

E la maestra provava sempre grande affetto per quelle testoline brune o bionde che, molte volte, invece di seguire le sue lezioni si perdevano con il pensiero e con lo sguardo tra i loro campi, i loro prati ed i loro boschi.

Amava tantissimo i fiori, Olga, come pure trascorrere le vacanze estive in Val Cedra con la figlia Maria Rita, per 20 anni stimato medico di famiglia a Monchio delle Corti dove fu pure vice sindaco ed assessore alla sanità. Era legatissima, oltre che alla figlia, ai nipoti Filippo e Carlotta, alla cugina Anna Maria e alla fedelissima Valeria.

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