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Tradizione

Parma «pazza» per il suo dialetto

14 marzo 2018, 06:00

Michele Ceparano

Anche a Parma sta tornando una grande voglia di dialetto. Una bella notizia. In tempi di globalizzazione selvaggia in cui si mangia e, cosa ancora più grave, si parla e si pensa tutti allo stesso modo, c'è chi invece vuole riscoprire le proprie radici. E tornare a parlare la lingua dei padri e dei nonni. Non si spiegherebbe altrimenti il grandissimo successo che sta riscuotendo l'edizione 2018 del corso di dialetto parmigiano. Organizzato dalla Consulta per il dialetto parmigiano, che raggruppa varie associazioni (sito internet e prezioso database www.consultadialettoparmigiano.org) e articolato in dieci lezioni, viene tenuto tutti i lunedì dalle 18,30 alle 19,30 alla Famija Pramzàna. La sala al primo piano dello storico circolo di viale Vittoria, in Oltretorrente, fa però fatica a contenere tutti i partecipanti, che sono più di una cinquantina, tra cui anche alcuni giovani. «E' davvero un bel segnale» spiega soddisfatto Giuseppe Mezzadri, tra le anime dell'iniziativa. Le lezioni spaziano dalla grammatica ai personaggi di Parma, dai modi di dire alle locuzioni dialettali di tipo meteorologico. Sono lezioni «leggere», in cui si impara e ci si diverte. Non a caso tra gli insegnanti c'è anche Giorgio Capelli, volto conosciutissimo del panorama musicale parmigiano e leader degli Snakes, con la sua inseparabile chitarra. Poi Aldo Pesce, Ermes Ghirardi e Franco Greci. Chi, lunedì, ha seguito la quinta lezione, dopo qualche cenno di grammatica su preposizioni articolate, particelle pronominali e coniugazioni, ha anche imparato che «noi» a Parma si dice in due maniere diverse. «”Nojätor” - spiega simpaticamente Mezzadri - è più usato in Oltretorrente ed è un po' più “capanón”. “Nuètor” è, invece, più “nobile”». Tra musica, battute e poesie, il pubblico ha fatto anche la «conoscenza» di alcuni parmigiani celebri come Gino Picelli, lo storico oste di borgo Marodolo detto anche Gastäld. Uno che nel suo locale non voleva assolutamente i bulli. A quelli che entravano infatti spiegava: «Ragass a podi 'ndär parchè chi morì da la sej». Quanti osti così servirebbero oggi.

A lezione si parla anche di Otello Artoni, fabbro, facchino ma soprattutto poeta. E poi di Pierino Barbieri, che oltre a essere fisarmonicista, compose poesie in vernacolo. Di Umberto Ceci, autore teatrale, poeta e traduttore, oltre che autore di un vocabolario parmigiano-italiano, e dell'attore Aldo Pesce, tra i docenti del corso.

Il parmigiano non piace però solo a chi è nato qui. Tra il pubblico c'è, infatti, anche una coppia di milanesi. «Ci siamo trasferiti a vivere a Parma - spiega il marito -. Ma, per sentire la città ancora più nostra, abbiamo pensato di partecipare a questo corso. Ci divertiamo e stiamo imparando qualche frase». E dei due chi è il più bravo? «Sicuramente mia moglie» sorride. Un vero «filón».

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