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Intervista

Mariella Devia: «In scena a 70 anni come Elisabetta I»

15 marzo 2018, 06:00

Lucia Brighenti

Arriva in teatro con passo spedito, perché ama camminare, cosa che la mantiene giovane nel fisico e nello spirito. Nulla, men che meno la voce, tradisce l'età di Mariella Devia, anche se lei non ne fa un mistero e sottolinea che Elisabetta I, nel Roberto Devereux di Donizetti, «era l'unico personaggio più anziano di me quando l'ho debuttato, nel 2011. Ora abbiamo la stessa età: 70 anni». È un'occasione da non perdere, quella di ascoltare il soprano nell'opera in scena al Teatro Regio di Parma da questa sera, secondo titolo della Stagione Lirica 2018. Con lei sul palcoscenico Sonia Ganassi (Sara) e Stefan Pop (Devereux), nell'allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova con la regia di Alfonso Antoniozzi e le scene di Monica Manganelli. Orchestra dell'Opera Italiana e Coro del Teatro Regio di Parma saranno diretti da Sebastiano Rolli.

Di Donizetti è il titolo con cui ha debuttato nel 1973: Lucia di Lammermoor. Anche oggi questo compositore rappresenta parte fondamentale del suo repertorio...
«Ho interpretato tanti titoli di Donizetti, anche insoliti come Elisabetta al castello di Kenilworth, Adelia, Parisina d'Este... amo moltissimo cantare questo repertorio come del resto Bellini e Rossini: metterei questi tre autori molto vicini tra loro. Credo di avere la vocalità adatta. Questo però non significa che mi basti aprire la bocca per interpretarli: devo sempre studiare molto. In Donizetti non c'è niente di facile».

Nel 2006 ha smesso i panni di Lucia di Lammermoor, suo cavallo di battaglia. Dirle addio le è costato fatica?
«Ho cantato quel ruolo tantissime volte: non voglio dire che non lo trovavo più stimolante ma, arrivata a una certa età, interpretare fanciulle e donne angelicate mi faceva sentire anacronistica».

Ora sono parte fondamentale del suo repertorio le regine donizettiane: Anna Bolena, Maria Stuarda ed Elisabetta I in Roberto Devereux. Somiglianze e differenze tra questi titoli?
«Le differenze sono nel carattere delle tre protagoniste, che Donizetti evidenzia benissimo. In tutte e tre le opere, però, il clou è nel finale, sia che le regine vadano a morte, come Anna Bolena e Maria Stuarda, sia che condannino a morte come Elisabetta».

Cosa le ha fatto pensare che nel 2011 fosse arrivato il momento di debuttare Roberto Devereux?
«Ho debuttato questo titolo in forma concerto a Marsiglia, poi l'ho interpretato per la prima volta in forma scenica a Madrid. Non l'ho cantato molte volte (a Genova in scena, alla Carnegie Hall di New York e alla Tchaikovsky Concert Hall di Mosca in concerto). Il debutto è stata la conseguenza logica dell'aver fatto le altre due regine e di aver interpretato Lucrezia Borgia, che forse è il personaggio più simile a Elisabetta: entrambe hanno un aspetto femminile e uno più graffiante, legato al loro ruolo di potere».

Come si traduce in musica questo duplice aspetto di Elisabetta?
«Donizetti lo esprime cambiando scrittura: più incisiva nei momenti in cui Elisabetta è regina, molto più elegiaca, patetica e cantabile nei momenti amorosi. È un ruolo che mi piace molto, perché offre sfaccettature interessanti».

Spesso lei si documenta sui personaggi che interpreta. Lo ha fatto anche in questo caso?
«Mi piace leggere i romanzi da cui sono tratte le opere o
le biografie dei personaggi storici: ne ho lette anche
su Elisabetta. Nell'opera si privilegia il lato femminile della regina, la sua decisione di mandare a morte Devereux viene attribuita alla gelosia. Dalle biografie si capisce però che non fece mai prevalere il sentimento sul dovere».

Come si trova lavorando con il regista e baritono Antoniozzi?
«Se abbiamo dei problemi, non solo è più facile che li capisca, spesso li previene».

Se dovesse descrivere Parma in due parole?
«Ho cantato qui tante volte e Parma è una città che mi piace moltissimo: bella, elegante e offre molte cose da visitare. Mi auguro che ai parmigiani piaccia questo Devereux che manca dal Teatro Regio da tanti anni».

Per informazioni e biglietti

tel. 0521 203999
biglietteria@teatroregioparma.it
www.teatroregioparma.it

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