Sei in Archivio bozze

Sissa

L'isola deserta creata dal Taro

17 marzo 2018, 06:00

PAOLO PANNI

Un luogo sperduto dove la natura si è ripresa, con forza, i suoi spazi. Un'isola deserta, lungo il Taro, dove il fiume ha fatto il bello e il cattivo tempo. Una decina di anni fa, durante una delle sue maggiori piene, si è portato via una vasta porzione di terreno creando un «braccio secondario» e formando, quindi, un'isola.

A nulla sono valsi, nel tempo, i tentativi di realizzare strade o guadi; il fiume ha sempre avuto ragione e si è costantemente fatto largo. Il destino, che sembrava segnato, si è materializzato chiaramente. Campi e abitazioni (cinque in tutto) sono rimasti del tutto isolati ed il tempo, così, si è fermato. Non ha seguito i ritmi veloci della tecnologia e ha lasciato che la natura, lentamente, si riprendesse i suoi spazi e le cose rimanessero al loro posto.

Un luogo del silenzio e del ricordo, dove ancora tutto parla del lavoro e della fatica della gente della Bassa, e del fiume. La località è definita «Le Giare» e si trova tra Gramignazzo e Borgonovo di Sissa Trecasali e oggi si presenta in tutto il suo misterioso fascino, animata solo dal canto delle cicale e dei grilli d'estate e dal cinguettio continuo dei gruccioni, «abitanti» stabili delle sponde che costeggiano l'isola, e dal volteggiare dei rapaci in cerca delle loro prede. Nelle case
coloniche tutto «parla» di coloro che le hanno vissute. Gente laboriosa e instancabile. Gente che si è lasciata «scavare» le mani e «scolpire» le braccia dalla zappa e dal badile.

Sotto i fienili, i carri di una volta, in legno, tutto materiale da museo etnografico: museo che qui è a cielo aperto. Ci sono ancora i vecchi fornelli, quelli su cui si cuocevano pietanze semplici ma nutrienti. C'è un vecchio cappello, di quelli che una volta si mettevano alla domenica per andare a messa col vestito buono, uno sgangherato motorino sbranato dalla ruggine, utilizzato forse da qualche giovane per scorrazzare da una carraia all'altra; ci sono i vecchi camini in pietra, di fronte ai quali nelle fredde e nebbiose sere invernali si cercava un po' di calura sorseggiando magari un buon bicchiere di vino rosso, chiacchierando coi familiari dei pochi fatti del giorno conditi da qualche aneddoto.

Al centro dell'isola c'è ancora una grande corte, con un paio di storiche e grandi stalle degne di un set cinematografico. Corte che lascia intendere l'importanza e il rango di chi, un tempo, la abitava. Che, tra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento è stata anche sede degli «Sleez Sisters», mitica band sissese che aveva ribattezzato questo posto come Woodstock.

A poche centinaia di metri, un rudere sembra annunciare in anticipo l'inesorabile destino a cui il luogo sembra dover forzatamente andare incontro. Tra una abitazione e l'altra, lontano da qualsiasi stile urbanistico, grandi appezzamenti di terra, che per anni e anni hanno ospitato le tipiche coltivazioni della Bassa, oggi invasi invece dalle vegetazione spontanea che, lentamente, sta avvolgendo tutto.

Oggi il Taro, uno dei principali corsi del Parmense, a ormai una manciata di chilometri dal suo «incontro» con il Po, avvolge e nasconde la storia, le vicende, il passato, il presente e il futuro di quest'isola deserta. Uno dei pochi luoghi della Pianura Padana in cui il tempo si è fermato e dove, appunto, il mistero più grande, approfondito anche sul sito emiliamisteriosa.it, è dato dal silenzio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal