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RUGBY

Minozzi, c'è luce in azzurro

22 marzo 2018, 06:00

Paolo Mulazzi

E' una delle poche luci che si sono stagliate nel buio italiano del 6 Nazioni. Una luce intensa, quella emessa da Matteo Minozzi. Quattro mete, consecutive, in cinque partite del suo primo torneo: mai nessuno come lui nella storia azzurra. Non poteva non essere incluso nella lista dei 6 candidati per il titolo di Player of the Championship (domani il verdetto). «Prima di iniziare non l'avrei mai detto - ammette l'estremo delle Zebre - non sapevo nemmeno a cosa sarei andato incontro, se avessi giocato e quanto. Quando ho saputo di giocare ho cercato di non mettermi pressione, non mi sono detto che dovevo per forza dimostrare qualcosa ma “io sono questo, vediamo se sono all'altezza di questo livello”. Comunque, il titolo di miglior giocatore lo vince Stockdale, se lo merita».

Suo padre, ex giocatore del Petrarca, non ha avuto bisogno di telefonargli per fargli i complimenti: «Mi ha seguito ovunque tranne a Dublino, per lui valeva moltissimo. Quello che ho fatto è anche per lui». Alcune mete, in generale, sono da ascriversi principalmente a un compagno di squadra, ad esempio Polledri nella seconda di Allan; la sua con il Galles è un «marchio di fabbrica» poiché non aveva spazi e doveva battere, cosa che ha fatto, il diretto avversario, Liam Williams («Ho giocato d'istinto, non ho pensato a nulla. Indubbiamente la mia meta più bella)» che non l'ha presa benissimo. «Era un vantaggio, sarebbero tornati sulla punizione per cui il mio recupero palla sul suo avanti non produceva nulla; è stato un po' gratuito quel placcaggio alto, ma nel rugby ci può stare, poi mi ha chiesto scusa».

E' l'uomo del momento Minozzi, 22 anni il prossimo 4 giugno. Già nella stagione di Accademia, in serie A, si intravedeva che aveva una certa stoffa. Già, Accademia, quella Nazionale “Ivan Francescato”, che prima era a Parma. In quella stagione (2013/14) era compagno di studi/squadra di Giammarioli, Krumov e Azzolini, come ora nelle Zebre. Giocavano sul sintetico 1, dietro la tribuna principale del Lanfranchi che era un po' come il richiamo della foresta: «Avevo l'opportunità di andare in Eccellenza ma ho scelto di fare prima l'Accademia e sono contento d'averlo fatto perché mi è servito per essere alle Zebre. Era uno stimolo avere le Zebre a fianco, andarle a vedere».

I riflettori, ora, sono puntati su di lui che ha come riferimento il giovane All Black Damian McKenzie, di un anno più vecchio; potrebbero incontrarsi il prossimo novembre, in quale stadio italiano ancora non si sa: «Il sogno della mia vita giocare con gli All Blacks, se poi ci fosse anche lui sarebbe la ciliegina sulla torta». Per Minozzi, ora, c'è un altro target: far sì che le Zebre mandino in archivio la stagione come la migliore fin qui disputata: «Tre partite si possono vincere, dobbiamo vincerle. Se noi giochiamo come sappiamo ce la giochiamo con tutti, basta vedere la partita di Galway. Qualcuna, purtroppo, l'abbiamo persa per strada. Io non vedo già l'ora di cominciare la prossima stagione».

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