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Tribunale

Condanna bis per il ladro seriale di offerte votive

24 marzo 2018, 06:03

ROBERTO LONGONI

I più in chiesa vanno per pregare: lui per rubare. Fedeli al Signore i primi, fedele a se stesso il ladro, vista la ripetitività dei suoi raid, tra l'altro nella chiesa dedicata al patrono dei poliziotti. Sempre lo stesso piccolo forziere ha preso di mira nel corso degli anni, sempre in San Michele, nei pressi di barriera Repubblica (ma non si può escludere che abbia colpito anche in altri luoghi sacri). Nel 2011 aveva forzato la cassetta delle offerte votive il 22 e il 30 dicembre. Immortalato dalle telecamere della videosorveglianza, era stato individuato dalla polizia. Processato quattro anni dopo per furto aggravato dall'esposizione dei beni alla pubblica fede, era stato condannato a sei mesi e 10 giorni, oltre al pagamento di 250 euro di multa. Ieri, in tribunale, il secondo atto a suo carico, per colpi in fotocopia, messi a segno un paio d'anni dopo i primi. Con una nuova condanna: questa non proprio in fotocopia, anche per il peso del curriculum.

Per lui, il contenitore davanti alle candele votive deve rappresentare una sorta di bancomat. Anzi, una slot machine, visto che la cassetta non «elargisce» banconote, ma monete sonanti. Saranno pure spiccioli, ma messi tutti insieme fruttano comunque un bottino non proprio trascurabile. Pari all'incirca al prelievo medio effettuato dagli onesti cittadini agli sportelli automatici: cento euro. Si calcola che un 39enne valdostano (34enne all'epoca dei fatti), nelle sue visite ripetute a San Michele il 13, il 18 e il 27 febbraio del 2013 abbia arraffato tra i tre e i quattrocento euro, oltre a seminare lucchetti rotti a ripetizione.

Esaurito da quel dì il numero di guance da porgere, don Raffaele Sargenti si recò nella vicina questura, per sporgere denuncia. Con sé, il dvd con le registrazioni della videosorveglianza. Un sospetto di poter essere osservato dall'alto, il ladro sacrilego poteva anche averlo, ma si vede che non si immaginava che in chiesa fossero state piazzate delle telecamere. Tra l'altro in grado di fornire immagini dall'ottima risoluzione. Varcata la soglia del tempio, l'uomo non si scoprì il capo. Ma la cuffia di lana che indossava era utile a proteggerlo dal freddo, non dall'occhio indiscreto della sentinella elettronica.

Gli uomini della Squadra mobile, vedendo i filmati, non ebbero dubbi. Lo svaligiatore della chiesa di via Repubblica era lui, una loro vecchia conoscenza, che già aveva avuto incontri ravvicinati con le forze dell'ordine per reati contro il patrimonio. Mettere a confronto le immagini con la sua foto segnaletica servì a rafforzare l'idea che ci si fece fin da subito. Il discorso valeva per tutti e tre i colpi, avvenuti con una certa routine anche, essendo stati messi a segno sempre nel tardo pomeriggio, nel chiaro intento di incassare più offerte possibili.

Ieri, lo «specialista» è stato di nuovo processato. Il pm Laila Papotti ha proposto la pena di un anno e 6 mesi di reclusione. Il giudice Giuseppe Monaco ha inflitto un anno e 4 mesi e 300 euro di multa. Pena che il recidivo dovrebbe scontare dentro, una volta rintracciato.

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