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Borgotaro

Punto nascite, le mamme levano le tende

24 marzo 2018, 06:00

LORENZO BENEDETTI

Dopo mesi di ininterrotta attività è stato temporaneamente sospeso, a Borgotaro, il presidio pro ospedale che dal 12 novembre ha costituito una costante presenza nei giardini pubblici del capoluogo, con lo scopo di richiedere la riapertura del locale punto nascite e porre l'accento sulla salvaguardia dell'ospedale Santa Maria.

«Con l'invio del ricorso al capo dello Stato e la richiesta di revisione della possibilità di deroga alla sospensione del servizio espressa al ministero della Salute siamo giunti a un nuovo capitolo della protesta in nome dei nostri diritti: la tenda ha raggiunto un primo obiettivo, ossia smuovere l'attuale situazione con atti concreti, e quindi è per ora sospesa», spiega Anna Maria Chilosi, presidente di Insieme per Vivere, che ha coordinato il gruppo di donne con a cuore il futuro della valle.

«Anna Maria ci ha guidato con esperienza e dolcezza e anche in questa fase ha fatto ciò che era più giusto – spiega Stefania Ariata, una delle mamme coinvolte nella protesta – La scelta di sospendere il presidio in tenda non è infatti una sconfitta, bensì una scelta di comune accordo dopo aver portato a conoscenza del problema quante più persone possibili. Siamo pronte a ricominciare appena le circostanze richiederanno il nostro impegno».

«Abbiamo raccolto per il ricorso oltre 590 firme in soli tre giorni, a riprova della sensibilizzazione operata – continua Ilaria Tamburini –; inoltre, abbiamo istituito nella tenda un registro dei visitatori venuti a portare la propria solidarietà, raccogliendo centinaia di nomi».

«Abbiamo sentito un grande sostegno da parte della gente – afferma Roberta Serventi – Riscaldamento e luce ci sono stati offerti dal bar Firenze, il volontariato ci è stato vicino, tantissimi commercianti e cittadini ci hanno quotidianamente offerto generi di ogni tipo».

«Ci siamo sentite parte viva di una comunità che forse per troppo tempo non ha mostrato il proprio carattere, coinvolgendo tutta la vallata e trasformando il tempo passato in tenda in istanti di vera partecipazione popolare», sostiene Antonella Tambini.

Una protesta pacifica ma tenace nata dalla volontà delle donne, che le ha viste protagoniste assolute, con grandi sacrifici: «La tenda ha riunito soprattutto donne borgotaresi, ma non sono mancate signore da Albareto, Berceto, Bedonia – spiega Michela Azimonti di Valmozzola – La battaglia deve unire tutta la popolazione della valle per contare davvero, perché l'erosione dei servizi sta provocando lo spopolamento dell'Appennino».

«Per essere presenti abbiamo tolto tempo alla famiglia, abbiamo dovuto far coincidere i turni di presidio con casa, lavoro, figli e impegni ma partecipare è stato un dovere morale», affermano Veronica Vametti e Giovanna Balsotti. Fa eco Giuliana Filipponi: «Nella tenda ci siamo confrontate, abbiamo superato il freddo, la neve, il vento e mettendo in primo piano una causa nobile: così, la tenda è divenuta un simbolo di lotta e speranza per tutta la comunità che non si arrende alle logiche economiche ma mette al centro la persona».

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