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Teatro

Lucrezia Lante della Rovere si racconta

26 marzo 2018, 07:00

MARIACRISTINA MAGGI

Decisamente bella, affascinante, con un «Tir di cognomi» come diceva ironicamente sua madre Marina: ma soprattutto brava, intensa. Una carriera iniziata con il film di Monicelli «Speriamo che sia femmina» e proseguita tra cinema, televisione e molto teatro senza mai cadere nell’imbroglio della mera popolarità.

Dopo essere stata «figlia» ne «Il Padre» con Alessandro Haber questa volta Lucrezia Lante Della Rovere in scena sarà Misia Sert, regina dei salotti parigini del ‘900, nonché la donna più ritratta, dipinta, musicata: uno spettacolo teatrale che l’attrice romana ha fortemente voluto; per lei rivelare al pubblico la personalità di questa donna straordinaria - preziosa mecenate e femminista ante litteram che credeva nell’amore libero - era diventata una necessità. «Io sono Misia l’ape regina dei geni» sarà in scena domani al Teatro Magnani di Fidenza (alle 21).

Ed è con passione che l’attrice ci parla di un progetto che lei stessa definisce «un piccolo gioiello» che dopo il debutto al Festival di Spoleto sta riscuotendo un sempre più vivo consenso.

In Italia non è poi così conosciuta...: chi era Misia?

«Una donna capace di riconoscere e moltiplicare i talenti e che come un’ape regina assorbiva le idee dagli uomini e sapeva farle crescere: una donna che bruciava la vita al di là di ogni convenzione resa immortale persino da Proust nella sua Recherche (è infatti la Madame Verdurin del primo capitolo, ndr): è stato proprio Proust a insegnarle cosa significa il tempo. Un’artista che in un nano intuiva Toulouse-Lautrec, in una donna scontrosa Coco Chanel: un’appassionata, generosa mecenate e musa che scopriva, aiutava, valorizzava e ispirava talenti come Picasso - che la dipinse come fecero lo stesso Toulouse-Lautrec e Renoir-, Stravinskij - che eseguì per la prima volta La sagra della primavera sul piano di casa sua -, Debussy - che la musicò - e ancora Verlaine, Cocteau, Ravel...»

Come è nata l’idea dello spettacolo?

«Tutto è nato da un libro che mi regalò mia madre (Marina Ripa di Meana, scomparsa il 5 gennaio scorso, ndr), alla quale Misia del resto assomiglia tantissimo: entrambe donne dotate di una forza vitale straordinaria, contaminatrice. Sono attratta dalle vite intense e mi interessa il tema dell’identità, soprattutto femminile, è un modo per conoscere me stessa: c’è infatti tanto Lucrezia in questo spettacolo, c’è la mia fretta di vivere, il rapporto con il tempo (Proust che torna sempre, ndr), le mie contraddizioni: noi donne siamo un po’ come un caleidoscopio... Ho sentito quindi molto forte l’esigenza di raccontare questa storia intima e insieme al regista Francesco Zecca e il poeta Vittorio Cielo (le luci sono del bravo Pasquale Mari), ci abbiamo lavorato per quasi un anno senza un produttore perché ci credevamo tantissimo: e ci siamo riusciti!»

Sarò indiscreta: cosa le mancherà più di sua madre?

«La sua energia, la sua capacità di giocare con la vita come un’eterna bambina e non sedersi mai: neanche di fronte alla malattia».