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COPPIA IN LITE

Era accusato di maltrattamenti: marito assolto

27 marzo 2018, 07:01

ROBERTO LONGONI

Finché furono fidanzati, andò tutto bene. Non che fosse un rapporto adolescenziale, il loro: anzi, quasi subito era anche nata una figlia e ancora prima i due erano andati a vivere sotto lo stesso tetto. Ma in affitto, e accontentandosi, dato che l'acquisto di una casa nemmeno potevano sognarselo. Lui del 1961, lei di un anno più giovane: ricchi più d'amore che d'altro, capaci di farsi bastare il bagaglio leggero.

La svolta venne con un terribile incidente stradale, nel quale la donna riportò lesioni gravi al punto da percepire la pensione d'invalidità. Il danno era stato elevato, e così fu il risarcimento: il gruzzolo di lei e i risparmi di lui, guadagnati con anni di lavoro al forno di una pizzeria, vennero impiegati per sposarsi e comprare un appartamento.

Fu allora che s'innescò una bomba a orologeria. Che avrebbe portato alle liti, sempre più serrate, alle denunce, al decreto di allontanamento da casa dell'uomo e infine al processo: lei contro il marito, imputato per maltrattamenti e lesioni. Ma ieri il 57enne è stato assolto, e ora è la moglie a rischiare la denuncia: per calunnia. Pare, almeno stando ad alcuni dei testimoni che questa «guerra dei Roses» rievocata in aula sia stata combattuta per la conquista dell'intero appartamento. Possederne metà avrebbe fatto venire voglia di averlo tutto.

Una sentenza che è l'ennesima pietra tombale di una relazione nata alla fine degli anni '80. Il sigillo delle nozze venne solo nel 2002, quando la figlia era dodicenne. Dopo una decina d'anni un'interminabile malattia fece perdere all'uomo il posto di lavoro da pizzaiolo. Lui e lei si trovarono costretti a trascorrere sempre più tempo insieme: l'appartamento si fece troppo stretto per due. Figuriamoci per tre, perché nel frattempo in casa venne ospitato anche un amico che, stando all'imputato, sarebbe stato «troppo amico della moglie». Ma ormai forse nella coppia non c'era nemmeno più posto per la gelosia.

Intanto, lui, e qui è la moglie a dire la sua pur in un racconto farcito di molti «non ricordo», avrebbe cominciato ad assumere droghe, facendosi sempre più violento. Lei lo denunciò nel gennaio del 2017, dicendo di aver cominciato a subire maltrattamenti quattro anni prima, con una violenta aggressione a metà del 2016. Quel giorno, la donna fu ricoverata per un trauma alla schiena. «Me lo sono procurata spostando un mobile pesante» spiegò in un primo tempo. Per poi ritrattare in gennaio: «Fu mio marito a farmi cadere dalle scale». Da qui l'allontanamento dell'uomo e il processo.

I vicini, ascoltati come testimoni, hanno raccontato di aver udito rumori di liti, ma non di scontri violenti. Anche l'amico ospitato ha detto che i due discutevano (per questioni economiche), ma fermandosi alle parole. Stesso racconto da parte del fidanzato della figlia. Infine, è mancata la prova che quel trauma di 30 giorni fosse stato provocato dal marito. Anzi, un medico ha spiegato che la lesione della vertebra era compatibile con il primo racconto della donna, ossia con lo spostamento del mobile. Alla fine, è stato lo stesso pm, Lino Vicini, a chiedere l'assoluzione dell'imputato. E questo è stato il verdetto del giudice Gennaro Mastroberardino: perché il fatto non sussiste.

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