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INCHIESTA

Parma sempre più cinese

27 marzo 2018, 07:03

CHIARA POZZATI

L'emporio zeppo di ogni cosa che «spunta» a Borgotaro e il bar con le lanterne rosse a illuminare la Bassa. E ancora saloni di coiffeur nel cuore di Fidenza e ristoranti coi biscotti della fortuna a Salsomaggiore. Ma è in città, soprattutto in centro, che il monopolio d'oriente balza all'occhio con più forza. Così anche nel Parmense cresce il mercato «made in China”». Sempre più variegato e con un piccolo esercito di imprenditori asiatici pronti a investire. Attualmente i titolari di attività cinesi che popolano il nostro territorio sono poco meno di 400, di questi oltre la metà lavora entro i confini cittadini.

Parliamo di 376 persone – 187 solo in città - che compaiono sui registri della Camera di Commercio, aggiornati allo scorso dicembre. Ma il 2017 ha visto un exploit non di poco conto, considerando che qualche mese prima (ovvero marzo 2017) erano «solo» 320 i cercatori di fortuna provenienti dal Celeste impero.

Estetica, servizi, impresa tessile e ristorazione: ecco la torta che si spartiscono gli imprenditori cinesi che hanno fatto del nostro territorio patria di opportunità. Basta sbirciare sulla mappa aggiornata per avere il polso della situazione. Nella nostra provincia si contano 320 attività cinesi, di queste poco meno della metà sono in città: parliamo di 156 vetrine. Basta passeggiare per accorgersene: da via Garibaldi, alla Stazione, senza contare la «piccola Chinatown» dell'Oltretorrente dove si trova tutto a qualunque prezzo. Con un sostanzioso distacco, si piazza Salsomaggiore, dove sono 22 le attività che parlano mandarino. Seguono a ruota Colorno (con 19 attività), Fontevivo (16), Torrile (14) Fidenza (13) e Langhirano (13). Otto invece quelle fiorite a Montechiarugolo, 7 a Sala Baganza, 6 a Collecchio e 5 rispettivamente nei comuni di Noceto, Sissa-Trecasali e Traversetolo. Se ne contano quattro cadauno a Busseto, San Secondo e Sorbolo, tre a Fornovo, mentre sono due a Borgotaro, Fontanellato, Medesano, Mezzani, Polesine, Roccabianca e Soragna. Una sola attività ha messo radici a Felino e una a Lesignano.

Non più solo ristoranti con dragoni e bacchette, accendini kitsch venduti tavolo per tavolo, negozi all'ingrosso di bigiotteria per fare cassa. I dati della Camera di Commercio ci raccontano che i settori maggiormente interessati dalla presenza degli imprenditori arrivati dalla Grande Muraglia sono il commercio (fra i bazar che espongono merce di ogni genere e un buon numero di imprese concentrate tra i venditori ambulanti), il manifatturiero e la ristorazione. Un trend in costante crescita per la gioia del business made in China è il settore dei servizi alla persona. Sono sempre di più i titolari di attività orientali che puntano su saloni di bellezza, parrucchieri e centri massaggi.

E se aumentano le vetrine e gli uffici guidati imprenditori con gli occhi a mandorla, non bisogna dimenticare che chi acquista è soprattutto nostrano. Inutile ricordare che con la crisi il prezzo concorrenziale fa la differenza, non a caso continuano a proliferare negozi di abbigliamento e oggettistica per la casa frequentati ormai da tempo dalle famiglie di casa nostra: 20 euro per una giacca elegante e altri venti per un paio di scarpe. Stessa musica per i parrucchieri: taglio e piega a 10-15 euro nei microscopici coiffeur lungo la via Emilia. E lo shampoo, se vuoi, te lo porti da casa. Non esistono giorni di chiusura. Il servizio? Rapido e veloce.

Così, mentre le attività nostrane si spengono ogni giorno di più, quella cinese cresce sfruttando l'onda del momento e quei costi insostenibili per gli artigiani del made in Italy.

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