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Personaggio

Bruno Barilli, genio visionario

28 marzo 2018, 07:00

VITTORIO TESTA

«Scrittore di musica, violoncellista, marito di una nipote del Re Pietro di Serbia, erede di una duplice somiglianza con Berlioz e con Nicolò Paganini, rosso nei capelli cespugliosi, scavato nel volto come un personaggio di Gustave Doré, povero in canna, lungo come un flauto (….) sembrava arrivare dritto fino alla soffitta dove vivevano i personaggi dei racconti di Hoffmann, di Poe e di Gérard de Nerval». Stralunato e stralunante, il Bruno Barilli geniale ‘maudit' dall'inquieta, sofferente esistenza di multiforme talento, evocato da Orio Vergani in un memorabile ritratto pubblicato dal «Corriere della sera» nel 1952: «Si addormentava con la luna che gli batteva in faccia e con le stelle che scrivevano, al di là dai vetri,ammiccando, la loro pagina eternamente misteriosa». E' una delle centoquaranta meritorie pagine di «Trasparenze», interessante approfondimento dedicato al musicista, musicologo e scrittore parmigiano, figura di sfuggente definizione, oggetto il mese scorso di una giornata di studi tenutasi a Genova e intitolata «Il fantasma dell'opera», organizzata dalla Fondazione Giorgio e Lilli Devoto Onlus, in collaborazione con il Conservatorio «Niccolò Paganini» e l'Accademia linguistica di Belle arti. (articolo della Gazzetta di Parma del 28 febbraio). Nell'attesa dell'auspicabile pubblicazione degli atti del convegno genovese, rivelatosi di grande livello, questo supplemento ai «Quaderni di poesia» ripercorre l'attività di Barilli contrassegnata da una scrittura unica per effetti di intensità visionaria e capacità evocativa musicale ma nel contempo anche autore di «reportage» di ampio respiro, dalla guerra balcanica, da un viaggio in Africa, dal «Viaggio nello Stivale» che insieme al «Paese del melodramma» è forse l'esempio più esaustivo del grande talento di questo «dandy» dissipatore di se stesso, secondo certa critica per delusione dal fallimento come compositore di sole due opere cadute ben presto nel dimenticatoio. Critico musical-teatral- cinematografico («Critico:sdraiato sulla sua poltrona si dà abusivamente l'aria di un uomo assorto», scriveva con ferocia aforistica autodistruttiva) dagli stupefacenti esiti rappresentativi entusiasticamente lodati dai maestri dell'epoca, tra i quali Giuseppe Ungaretti: «Coglieva a volo nelle mani un'immagine ed essa era subito come un fuoco d'artificio e come una droga e illuminava e fulminava, inebriava. La srotolava a volte nella mano…Una dinamite della parola». Antonio Castronuovo,ricordando un folgorante giudizio del filologo Gianfranco Contini sulla «prosa barocca convulsa di valori cromatici» del grande Bruno, ne sottolinea la «predilezione per l'ipotiposi, la rappresentazione vivace e vigorosa di una figura o di un evento talmente ricca di particolari da formare ai nostri occhi un'immagine colorita e sonora». Musicista della parola, armonizzatore del periodo, concertatore di «suite» lessicali, cronista ‘pittorico' e ‘sonoro', aforista,come si diceva, spietato («Tutti gli specchi sono pieni di imbecilli», «Quello di invecchiare è il peggior errore che l'uomo possa commettere, sin che quello di morire diventi l'unico rimedio possibile») Barilli ci lascia una vasta produzione spezzettata nei segmenti della propria genialità luminosa,brillante e in fondo disperata di uomo ansioso e pessimista. Una vita, per nostra fortuna e sua dolorosa nevrosi, tutta di sofferente quotidianità creativa evidente già nel solo aspetto fisico somatizzante la condanna a una spasmodica ricerca artistica e spirituale impossibile a saziarsi. Così Emilio Cecchi: «Lo vedevo attraversare la piazza nel solleone:nero,secco, i capelli come serpentelli, sembrava una vecchia belva ossuta, ormai non troppo temibile, che rientrasse al suo covo, dove il lavoro artistico è arrivato all'ossessione, all'allucinazione». E Alfonso Gatto: «Nero, secco, grottesco eppure brillante, luminoso,colorito, tenero,trasparente, spirituale, ammantato di fantasia e di romanzo come un personaggio di Goya».

Che ci ha lasciato un patrimonio di alta letteratura tratta da cronaca di vita e di spettacoli e raccontata in «quadri» e «video» modernissimi per portentosa immediatezza e ritmo irresistibile.

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