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Condannato

Francese ultrasessantenne perseguita una parmigiana

28 marzo 2018, 07:02

Roberto Longoni

Per l'Italia avrà pure provato l'amore proclamato a gran voce, ma per un'avvenente parmigiana la sua era un'ossessione. Niente a che vedere con i nobili sentimenti l'incubo che un ingegnere francese del '49 ha fatto vivere a una donna di un paio d'anni più su d'età. Tra i due ci fu una relazione e lei lo ospitò a lungo, visto il suo desiderio di vivere al di qua delle Alpi. Ma poi lui pretese di farla da padrone. E diventò il suo persecutore.

Non alzò mai le mani su di lei, ma in quanto a minacce e violenze psicologiche non le fece mancare nulla. Coinvolgendo anche l'anziana mamma della signora, il fratello e il portinaio. A nulla valsero il suo «sfratto», l'ammonimento a lasciare in pace l'ex, il divieto di avvicinamento e i domiciliari. Lui continuò, anche se non gli fu mai dato scampo, come sottolinea Pierluigi Collura, avvocato della vittima: «Un plauso al pm Andrea Bianchi intervenuto immediatamente attivando ogni sistema per mettere in sicurezza la parte offesa». Ieri, da latitante, lo stalker è stato condannato.

Era ancora una storia giovane, quando lei ospitò in casa il francese innamorato dell'Italia con un contratto di comodato gratuito affinché potesse prendere la residenza nella petite capitale. Era il 2012. Celibe lui, separata e madre lei, la relazione tutto avrebbe dovuto diventare tranne che soffocante. E invece. Lui, si convinse ad andarsene solo nel 2014. Intanto, era emerso un carattere non proprio conciliante: il rapporto era su una brutta china. Sempre più geloso e possessivo, lui prese a minacciare la donna, con frasi del tipo «se ti vedo con un altro, ammazzo entrambi». Un giorno, lui finse di volerle dare un passaggio, per poi annunciare: «Ora andiamo ad ammazzarci insieme». Vedendo che lei provava a scendere, accelerò e bloccò la sicura. Fortunatamente non finì con uno schianto.

Intimorita, lei sporse una prima denuncia nel 2015. La ritirò, credendo che lui si fosse messo l'animo in pace. E invece l'ingegnere cominciò a piantonare la casa di lei (che aveva cambiato le serrature) giorno e notte, standosene anche sul pianerottolo. Delle telefonate e degli sms, a ogni ora, si perse il conto: lo smartphone della signora ricevette anche l'immagine di un Cristo morto. E quando lo stalker non riusciva a vedere la ex, chiedeva notizie al portinaio: in media tre volte al giorno. In più occasioni, andò a trovare anche la madre novantenne della donna: per chiederle di mettere una parola buona. Non furono visite gradite. Anche i titolari degli alberghi frequentati dalla donna se lo videro piombare nella reception. O almeno ricevettero una telefonata. «Lei è lì?»

No, lei aveva cambiato abitudini. Era lui a inviarle cartoline da quei luoghi scrivendo: «Anche se non mi vedi, sono sempre là». Lui fece sapere di aver tentato il suicidio. E intanto lei trovò il pavimento del garage inondato di gasolio. Nonostante fosse ai domiciliari, lui trovò il modo di inviarle altri messaggi. Fino a quando non evase, poco prima che i carabinieri andassero a prenderlo per portarlo in carcere. Le sue tracce si sono perse nell'autunno del 2016. Forse è tornato in Francia. Anche lì potrebbe essergli presentato il conto dell'anno di reclusione al quale è stato condannato dal giudice Paola Artusi (il pm Lino Vicini aveva chiesto un anno e mezzo). Che sia fuori o meno dall'«amata» Italia, quel che conta per la sua ex è che sia uscito dalla sua vita.

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