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PROTEZIONISMO

Il settore del pomodoro teme i dazi di Trump

28 marzo 2018, 07:00

LUCA MOLINARI

Non è un problema solo per l'acciaio. «L'export di prodotti derivati del pomodoro negli Usa sta facendo segnare i risultati migliori. Se gli Stati Uniti decidessero di applicare dazi alle importazioni di prodotti alimentari Ue, l’impatto negativo sarebbe forte».

A parlare è Aldo Rodolfi, capo della consulta conserve vegetali dell’Unione Parmense degli Industriali. Al momento non esistono dazi per questa tipologia di prodotti, ma le minacce protezionistiche americane non mancano. Minacce che se si dovessero concretizzare, creerebbero non pochi problemi alle aziende italiane e parmigiane. «Per il nostro settore gli Usa in questo momento rappresentano il quarto Paese per esportazioni – spiega – si tratta di un mercato in forte crescita, che sta facendo segnare i risultati più positivi, pur essendo gli States il primo produttore al mondo di derivati del pomodoro». I primi tre mercati infatti (Germania, Inghilterra, Francia) sono maturi, stabili. «Le ragioni della crescita del mercato Usa – sottolinea Rodolfi - sono legate, tra l’altro, ai consumatori statunitensi che negli ultimi 5-10 anni, hanno dimostrato di apprezzare il prodotto italiano per il suo gusto, la tipicità e la qualità». Pur avendo a disposizione altri prodotti locali, i consumatori americani cercano il Made in Italy, soprattutto alimentare.

La cosiddetta «arte del saper mangiare» sta diventando una tendenza, specialmente negli Stati Uniti. In questo contesto si sta delineando una nuova categoria di consumatori, i «foodies», appassionati di enogastronomia, molto attenti alla qualità e all’origine della materia prima. «Il movimento dei foodies sta influenzando il modo di cucinare e l’acquisto di determinati prodotti – osserva Rodolfi –. Il pomodoro è sempre stato esportato negli Usa, ma l’eliminazione (in passato) dei dazi e l’attenzione dei consumatori verso la qualità e l’origine della materia prima, ha portato ad una forte crescita del mercato». L’unicità dei nostri prodotti ha consentito di battere la concorrenza del pomodoro degli Usa. «Negli Stati Uniti il pomodoro viene utilizzato soprattutto per fare ketchup e sughi – precisa Rodolfi –. Noi italiani offriamo prodotti diversi, specialità che si distinguono per gusto, qualità e unicità rispetto a quanto offerto dall’industria americana». Innegabile che l’eventuale ritorno di dazi danneggerebbe le nostre aziende. «Sarebbe certamente un freno – commenta Rodolfi – perché difficilmente la richiesta sarebbe così forte da sopperire all’eventuale dazio».

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