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Soragna

I nipoti dopo 100 anni trovano la tomba del nonno

30 marzo 2018, 07:00

MICHELE DEROMA

SORAGNA

Stremato dalla fame e dal freddo. Il destino del soragnese Vandalino Fagandini era stato simile a quello di tanti militari caduti nel corso della Grande Guerra. «Io e miei familiari sapevamo solo che non era rientrato più a casa dopo la fine del conflitto, nel 1918», spiega Ivano Cavalli, uno dei suoi nipoti diretti.

Nonno Iginio accompagnava spesso Ivano al monumento ai Caduti situato nel parco delle Rimembranze di Soragna, a leggere anche il nome di Vandalino Fagandini vicino a quello di tutti gli altri militari morti durante la guerra. Ma i familiari non sapevano nient'altro del destino del loro Vandalino.

Fino a pochi mesi fa, quando ricerche minuziose sul web hanno permesso loro di ritrovare il loro caro e individuarne il luogo di sepoltura, il cimitero militare italiano di Milovice, in Boemia, nella Repubblica ceca, dove oltre 5000 nostri connazionali morirono tra il 1915 e il 1918.

Nei giorni scorsi, alla vigilia del centesimo anniversario dalla sua scomparsa, i familiari di Vandalino Fagandini hanno compiuto un toccante pellegrinaggio al cimitero di Milovice, per deporre la sua foto sulla croce bianca che si erge sulla fossa comune dove Vandalino è sepolto.

Secondo di sette fratelli – due maschi e cinque femmine – Vandalino Fagandini era nato a Sissa l'11 marzo 1894: a sedici anni si trasferì nell'abitato di La Concara, nei pressi della frazione di Carzeto.

Proprio da questa località Vandalino e Lempio, uno dei suoi fratelli, partirono nel 1915 verso il fronte dove si stava per combattere la Grande Guerra: Vandalino venne inserito nel trentaduesimo reggimento di artiglieria da campagna e venne fatto prigioniero il 26 novembre 1917 a Sant'Anastasio, piccola località sul fiume Livenza nel comune trevigiano di Cessalto, nel corso della prima battaglia del Piave.

L'esercito austroungarico lo internò successivamente nel campo di prigionia di Milovice, in Repubblica Ceca, con il numero 3837. In questo stesso campo Vandalino Fagandini morì il 14 aprile 1918 a causa di un non meglio precisato edema, termine probabilmente utilizzato dai carcerieri per non svelare le terribili condizioni in cui morivano i prigionieri: il 24enne soragnese venne quindi sepolto nella fossa comune del cimitero militare di Milovice, a cui fu possibile accedere solo dopo la fine della guerra fredda.

E lì lo hanno raggiunto i nipoti Francesco, Maurizio, Maria Rosa, Ivano ed Elena: Ivano, Maurizio e Francesco sono figli di Vanda e Anna, nipoti di Vandalino, Maria Rosa ed Elena sono le rispettive mogli di Ivano e Francesco. Il pellegrinaggio è avvenuto a pochi giorni dal centesimo anniversario della morte di Vandalino.

«Arrivati nel cimitero, vedere tutte quelle croci bianche ci ha emozionato», spiega il nipote Ivano. «I brividi che abbiamo provato ci hanno fatto comprendere, una volta di più, qual era il senso del dovere che i nostri connazionali provavano in quegli anni, e che a tanti di loro è costato la vita».

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