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MICHELLE

L'assassino si fa passare la droga dalla madre durante il processo

30 marzo 2018, 07:02

GEORGIA AZZALI

Il fuori programma arriva poco dopo l'inizio dell'udienza: i genitori di Alberto Muñoz, l'assassino di Michelle Campos, tentano di avvicinarsi alla gabbia in cui è rinchiuso il figlio, in attesa del processo d'appello bis. Potrebbe essere un normale scambio di parole tra parenti e imputato che non si vedono da tempo, invece ciò che accade ha dell'incredibile. Se non fosse assolutamente vero: tra i fazzolettini che la madre di Muñoz dà al difensore (totalmente all'oscuro di tutto) e che poi vengono passati al figlio ci sono anche 4 grammi di hashish. Ma tutto ciò che viene consegnato ai detenuti deve essere controllato, ed è ciò che la polizia penitenziaria ha fatto anche ieri mattina. Risultato? La madre ha rimediato una denuncia per spaccio.

Ma oltre ai guai della madre, ieri Muñoz ha dovuto incassare anche un altro smacco. Avrebbe potuto far ritorno in carcere con una condanna dimezzata, ma - almeno per ora - il tentativo non è andato in porto. Sedici anni, rispetto ai 30 inflitti in primo e secondo grado con rito abbreviato: è questa la pena su cui si erano accordati accusa e difesa. E' la via del «concordato», previsto dal codice penale, anche per reati gravissimi come l'omicidio: concretamente, una sorta di patteggiamento. Ma la Corte d'assise d'appello di Bologna ha rigettato la richiesta avanzata dal sostituto procuratore generale Pier Francesco Bruno, ritenendo la pena non congrua e rinviando il processo davanti a un'altra sezione della Corte. L'udienza prenderà il via a giugno, ma anche se il concordato è stato respinto, il pg potrebbe comunque chiedere di abbassare la condanna per Muñoz a 16 anni, nonostante il no deciso della parte civile che, con l'avvocato Samuele Quaini, si è opposta al concordato. Naturalmente spetterà ai giudici decidere, tuttavia l'orientamento dell'accusa pare abbastanza chiaro.

A quasi cinque anni da quando Muñoz prese a martellate l'ex fidanzata, le calò in testa alcuni sacchetti di cellophane e poi nascose il corpo sotto il letto della casa di via Rondizzoni, tutto è ancora possibile. Alla fine d'ottobre del 2016 la Cassazione aveva annullato la condanna a 30 anni, ordinando un nuovo processo d'appello che facesse luce sulle condizioni mentali del ragazzo. E se è pur vero che Muñoz è stato dichiarato totalmente capace di intendere e volere, è altrettanto innegabile che il perito - la psichiatra Matilde Forghieri - ha messo in luce come l'omicidio sia il frutto di «un'azione di discontrollo episodico, indotto da un accesso di gelosia». Una valutazione che metterebbe a rischio la premeditazione, basata sul fatto che Muñoz avrebbe pianificato il delitto arrivando quella mattina in casa di Michelle portando con sé il martello. E proprio il pericolo che l'aggravante potesse cadere aveva convinto il pg a tentare la strada del concordato: 16 anni di condanna, la pena massima prevista mantenendo in piedi la premeditazione ma concedendo al ragazzo le attenuanti generiche equivalenti. Una concessione giustificata dal fatto che Muñoz ha solo 21 anni quando uccide l'ex fidanzata ed è incensurato. Ma è anche un ragazzo che con la psichiatra ripercorre gli anni difficili in Italia, dopo il trasferimento dall'Ecuador, e parla anche di un primo tentativo di suicidio quando ha solo 15 anni e di un secondo, nella primavera del 2013, dopo un'ennesima discussione con Michelle.

E' la «sua» verità. Quella di un giovane con mille fragilità, eppure capace di accanirsi con ferocia sull'ex fidanzata. Lo stesso ragazzo che, intercettato in carcere mentre parla con la madre, «studia» come poter uscire dal carcere. La mamma è preoccupata per una vecchia infezione batterica che gli aveva creato problemi quando era ragazzino, e lui risponde: «Perché con questa malattia mi dovrebbero dare gli arresti domiciliari, perché non è compatibile con il carcere? L'ho detto all'avvocato che mi dovevano dare gli arresti domiciliari obbligatori». Lui, il ragazzo che riesce ad avere un po' di hashish mentre è dietro le sbarre.

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