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Amarcord

Quando a Scurano in estate c'era il Mondo

31 marzo 2018, 07:00

Andrea Del Bue

C'erano anni in cui a Scurano c'era il Mondo. Inteso come Emiliano Mondonico, l'allenatore scomparso dopo una lunga malattia che prima di fare il mister in serie A è stato un buon giocatore. Un'ala votata all'attacco che per tre estati venne in ritiro a Scurano con la Cremonese, di cui era la stella a fine carriera, a bucare le reti del campo parrocchiale. Due settimane in agosto, dal 1976 al 1978: per due anni agli ordini di mister Stefano Angeleri, allenatore anche del Parma a cavallo degli anni Settanta, poi con Giovanni Galeone.

In paese lo ricordano in tanti, con affetto e ammirazione per tutta quella combriccola di calciatori che portava a Scurano allegria, tifosi e turismo sportivo. «C'era un bel movimento e la presenza della Cremonese catalizzava l'attenzione di tutti», raccontano oggi Franco e Antonio Laurenti, rispettivamente barbiere e storico bottegaio della frazione di Neviano degli Arduini. La presenza dei grigiorossi a Scurano era merito di Ettore Rivieri, imprenditore nel settore dei salumi, collega e amico di Giuseppe Miglioli, importante dirigente della squadra lombarda che a Scurano si trovava molto bene, tanto da scegliere il borgo del nostro Appennino per tre estati consecutive per preparare il campionato.

«Deve aver portato fortuna - racconta Franco Laurenti -, perché dopo il primo ritiro, la squadra ha conquistato la serie B. L'anno successivo è retrocessa, ma ha continuato a venire qui». L'accoglienza, quando arrivavano Mondonico e compagni, era sempre al dancing «La Nocciola», che oggi non c'è più. Un rinfresco, un po' di festa, prima di sudare sul campo parrocchiale e lungo i saliscendi della vallata. Ad ospitarli era Sergio Mattioli, titolare dello chalet Pineta, locanda che domina Scurano dalla vicina frazione di Costola, che aveva messo a disposizione la sua villa in paese, sopra la scuola: anche cinque giocatori in una camera, tre bagni in tutto. Altri tempi. In cucina, il cuoco scuranese Bruno Zini. «Tutto il paese dava una mano – ricorda il barbiere Franco, in gioventù portiere tra i dilettanti, poi allenatore -. Ricordo che le brande le avevamo prese in prestito da un convento di Sala Baganza e che a servire ai tavoli erano i giocatori e gli allenatori». Alcuni si facevano tagliare i capelli proprio da Laurenti. Non Mondonico, in piena scapigliatura giovanile. Alla sera qualche momento di libertà tra i bar e le locande del paese. Dove sicuramente il Mondo, detto «allenatore pane e salame», si trovava a suo agio. Poi c'era da rispettare il coprifuoco di Angeleri, «mister severo – ricorda Mattioli dalla Pineta -. Una volta l'allenamento prevedeva una corsa sino a qui, che è tutta salita. Un gruppetto di giocatori, sfinito, mi chiese dei panini e un luogo lontano dagli occhi dell'allenatore per mangiarli. Li ho fatti uscire dalla porta sul retro del ristorante. Erano giovani, simpatici e una grande famiglia: hanno portato tanta allegria qui in quegli anni».

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