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IL CASO

Stt «dissanguata»: Costa condannato al risarcimento di 700mila euro

31 marzo 2018, 07:03

Georgia Azzali

Sono passati quasi sette anni da quando i conti di Stt, la grande holding delle partecipate del Comune, fecero sobbalzare il presidente Massimo Varazzani. Dietro il profondo rosso una serie di operazioni che avrebbero ulteriormente dissanguato le casse della società, tanto da convincere l'allora numero a fare causa contro Andrea Costa, presidente e ad della partecipata da agosto 2009 a novembre 2010. E ora - salvo ribaltamenti in appello - l'ex manager sarà costretto a versare a Stt 707.750 euro, oltre agli interessi: è questa la maxi somma stabilita dal tribunale di Parma nella sentenza depositata nei giorni scorsi. Meno degli 899.187 euro chiesti da Stt come risarcimento, ma resta il fatto che il giudice Nicola Sinisi ha accolto buona parte delle richieste della partecipata. La colpa di Costa? Aver governato la holding violando i doveri imposti dalla legge, oltre che dallo statuto, danneggiando la società. Scelte discutibili e consulenze a raffica che nulla avrebbero avuto a che fare con la mission della partecipata: sono otto le operazioni contro cui hanno puntato il dito i legali di Stt.

LA SEDE «ABBANDONATA»
Si parte dal contratto di affitto, stipulato dalla partecipata nell'ottobre del 2009, con la Belforte Real Estate Parma per l'immobile di viale Conforti, ex sede di Parmacotto: sei anni, questa la durata prevista, con un canone annuo di 280mila euro. Poco più di otto mesi dopo, però, Costa decide di recedere dal contratto di locazione, dopo aver fatto spendere a Stt anche oltre 200mila euro in lavori di ristrutturazione dell'immobile, che era diventato la sede della holding. Certo, tra i poteri di Costa c'era anche quello di recedere dal contratto, ma le modalità seguite sono state «quantomeno singolari - scrive il giudice - atteso che la relativa comunicazione non venne registrata nel protocollo aziendale... e soprattutto non risulta che ne venne informato il consiglio di amministrazione». Non solo. I nuovi vertici di Stt erano venuti a conoscenza della decisione - che avrebbe comportato nientemeno che il cambio della sede - con due lettere (a novembre e dicembre 2010) da parte della Belforte che chiedeva la restituzione dei locali entro la fine dell'anno. Ma non potendo contare immediatamente su soluzioni alternative, la holding rimase in viale Conforti fino alla fine del 2011 pagando una penale di 100mila euro: la cifra che il giudice ha riconosciuto a Stt a titolo risarcitorio.

QUEI «SALOTTI» AL TARDINI
Tra le spese firmate Costa emergono però anche 60mila euro «investiti» per il servizio «Area hospitality» al Tardini durante la stagione 2009-2010, quando il Parma era ancora in serie A. Una zona con 14 salotti in cui era possibile pranzare con tanto di hostess e camerieri e intrattenersi anche dopo la partita. Ma perché Stt, a cui spettava la direzione strategica delle politiche di sviluppo del territorio delle varie partecipate comunali, avrebbe dovuto spendere soldi per le aree ospiti del Parma calcio? Un'operazione di «marketing», secondo la difesa di Costa, legata a un'ipotetica trattativa tra Parma calcio e Comune per l'acquisto da parte dell'allora presidente del club crociato, Tommaso Ghirardi, di un'area in via Casati Confalonieri da trasformare in una «cittadella del calcio». Retroscena che però non sono stati confermati dai testimoni sentiti in udienza, ma, al di là di questo, «muovendo dalle finalità per le quali era stata costituita Stt, la visibilità assicurata dal servizio - sottolinea il giudice - non poteva certo definirsi in sintonia con esse».

I PROGETTI PER IL COMUNE
Nel 2010, poi, viene recapitata a Stt una fattura da 191mila euro da parte della società AT Kerney: l'allora direttore amministrativo, Stefania Benecchi, non sa a cosa si riferisca. E quando chiede spiegazioni, la società invia l'atto firmato da Costa nel settembre 2009: si tratta di una proposta di collaborazione per «Visione 2015», un progetto del Comune di Parma che potesse «mappare» i problemi e le opportunità della città per delineare le linee programmatiche del futuro. E' vero che Stt è una partecipata del Comune, ma dell'attività svolta da AT Kerney «ne fu unico beneficiario il Comune - scrive il giudice - nulla avendo dimostrato il convenuto (Costa, ndr) circa concrete ricadute a beneficio della società amministrata».

CONSULENZE, DI TUTTO DI PIU'
Ma la lista delle consulenze affidate da Costa a società esterne non è finita: tra il 2009 e il 2010 alla società Bain & Company viene affidato l'incarico di sviluppare un piano per lo sviluppo delle filiere agroalimentari e un altro per la valorizzazione del patrimonio immobiliare del Comune. Costo totale: 288mila euro. Costa avrebbe agito a favore dell'ente pubblico, unico socio di Stt, sostiene la difesa, ma il «Comune - sottolinea il giudice - è comunque soggetto giuridico diverso da Stt». Oltre 26mila, poi, sono stati spesi da Costa per l'affidamento alla società Elan International della ricerca di una segretaria di direzione e di un responsabile pianificazione strategica e controllo. Altri 36mila euro finiscono alla srl Methodos per un progetto riguardante media e investimenti pubblicitari. E ancora 48mila euro vanno alla società Gipieffe per uno studio sullo stato dell'arte della società italiana.

Insomma, tutto (o quasi) si poteva fare con i soldi della partecipata pubblica. Ma per il film «Baciato dalla fortuna» (quello in cui compaiono Vignali e l'ex comandante dei vigili Jacobazzi) nessuna responsabilità da parte di Costa: la sua firma sul contratto con l'Arella Film è frutto di un fotomontaggio.

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