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Lutto

E' morta la scrittrice Marta Silvi Bergamaschi

01 aprile 2018, 07:02

Giuseppe Marchetti

A novant'anni ci ha lasciati Marta Silvi Bergamaschi, la Marta per gli amici, una Marta indimenticabile, maestra, scrittrice, poetessa, giornalista, moglie di Ettore Silvi poeta e scrittore parmigiano di notevole statura, stile e fantastiche doti narrative. Il nostro addio a Marta, nata a San Secondo nel 1928, inizia da questo forte legame esistenziale che Ettore ebbe con lei per tanti anni, un legame che ha suggerito ad entrambi una qualità di vita e di esperienze fortissime. Alla Marta, si debbono alcuni dei più suggestivi e affascinanti libri per ragazzi che il nostro Novecento letterario possa ricordare. Libri per ragazzi, diciamo, ma sempre libri anche per gli adulti, da «Inverno col padre» del 2003, alle «Storie per adulti lette ai bambini» (Diabasis ed.) che, con prefazione di Maurizio Chierici nel 2016, ha chiuso il ciclo rivelandosi ancora una volta quale narrazione efficacissima delle storie che intridono le nostre vite. Marta è sempre stata curiosa della storia delle storie, o, per dire meglio del mistero delle tante storie che attraversano le vite, da quelle povere e quasi misteriose dei fiori, delle piante e degli animali, a quelle alte e talvolta addirittura sublimi delle creature, tanto che le si potrebbe ben applicare quell'idea famosa di Edmondo De Amicis che ricordando in un suo racconto le vicenda di una maestra elementare scrisse: non maestra elementare, ma «maestra degli elementi» che sono i protagonisti dei nostri pensieri, delle nostre paure e delle nostre gioie. Così è stata, per noi, e rimane, Marta Bergamaschi col suo insegnamento per i bambini cui spesso intendeva comunicare non una semplice cognizione umana, ma piuttosto l'amore per la natura, i sentimenti e le imperfezioni materiali e morali dei comportamenti, compresi vizi e virtù. Da «Parlavi nell'ombra» degli anni Cinquanta ai racconti che ogni prima domenica del mese per anni ha ospitato la Gazzetta di Parma, racconti seguitissimi e commentati positivamente da un numeroso pubblico di amici, Marta Bergamaschi ha parlato, con eccezionale semplicità dei fatti quotidiani e dei loro riflessi sulle nostre propensioni che ci accompagnano ora per ora, di avventura in avventura. Un fitto lavoro esercitato anche sulla Gazzetta di Modena, il Giornale di Sicilia, La Libertà di Piacenza e la Gazzetta di Reggio, l'ha per molti anni tenuta in contatto con la realtà letteraria e culturale. Ma il dato che meglio appare, oggi specialmente, riconsiderando tutta la sua operosa esistenza, è quello che ci arriva evidente dalla logica immediata e sempre sincera della sua fantasia e della sua morale: un insegnamento convinto e talvolta audace dei modi e dei tempi del pensare attivato dalla ferma convinzione che l'arte del racconto, delle favole e delle poesie rende migliore la vita e più sopportabili le sue contraddizioni tra pace e guerra. Nei bambini di Polesine, Samboseto e Tizzano, dunque, la memoria di quella maestra di allora non può esser scomparsa, e questo è il più bel ricordo che si può avere di lei.

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