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CAPITALE CULTURA

Il rettore Andrei: «Parma 2020, una grande chance per la città»

01 aprile 2018, 07:00

Katia Golini

«Parma 2020 è una grande opportunità per tutti. Anche per l'Università». Ne è certo il rettore Paolo Andrei. «Il titolo di Capitale della cultura è il coronamento di un grande gioco di squadra che ha visto l'impegno in prima persona di diversi soggetti della città che ci hanno creduto fin dall'inizio e che dà grande fiducia». Esprime soddisfazione dunque il rettore, ma guarda avanti e subito aggiunge: «Il riconoscimento che Parma ha ottenuto rappresenta una gratificazione importante che ci permette di iniziare subito a pensare oltre il 2020».

L'Università, lo ha riconosciuto anche la commissione giudicatrice, ha avuto e avrà un ruolo importante. Prima la partecipazione alla stesura del dossier, ora con il supporto delle competenze, domani con la proposta di altre iniziative. «Siamo stati e saremo un partner importante. Il nostro compito è diffondere e condividere la cultura in senso ampio. Il nostro impegno è a 360 gradi».

Arrivano dall'Ateneo alcuni progetti inseriti nel dossier (lo Csac, per esempio, proporrà diverse iniziative volte a valorizzare il suo patrimonio) e c'è la presenza del professor Giacomo Rizzolatti nel Comitato scientifico con un ruolo fondamentale sul fronte della divulgazione scientifica. Giocherà un ruolo importante anche il Capas, che, grazie alle sue attività, farà in modo che gli studenti siano coinvolti in prima persona.

Ma c'è un obiettivo che il rettore si pone: «Auspico che tutto l'Ateneo partecipi e si senta chiamato in causa per mettersi a disposizione di questo grande progetto che coinvolge la nostra città». Come a dire: «Il programma è scritto, ma il mosaico finale va completato».

Sono molti i fronti aperti in Università, anche ma non solo, in vista del 2020. «Stiamo lavorando - spiega il rettore Andrei - sul sistema museale di Ateneo al fine di renderlo maggiormente fruibile. Anche per l'Orto botanico è in campo un progetto per renderlo sempre più aperto alla città. Certamente andrà “utilizzato” secondo le sue finalità originarie, ossia non come un semplice giardino, ma come luogo di cultura e formazione».

Infine un auspicio, che va oltre la scadenza del 2020: «Vorrei che la città toccasse con mano la vitalità dell'Università, dando voce ai docenti e, in modo particolare, ai 24mila studenti che la “abitano” quotidianamente. Ognuno di loro rappresenta una risorsa importantissima. Sarebbe bello dare loro spazio per valorizzarne le capacità innovative e la freschezza creativa».

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