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Intervista

Francesco Siciliano: «Racconto la tragedia di Galeazzo Ciano»

04 aprile 2018, 07:01

MARIACRISTINA MAGGI

Torna con emozione al Teatro Due l'attore Francesco Siciliano: un'emozione dalla doppia valenza. Quella di collaborare nuovamente con un teatro molto amato e di portare in scena un testo scritto da suo padre: «Morte di Galeazzo Ciano»: nona produzione della Fondazione di viale Basetti che debutta venerdì (ore 20.30) in prima nazionale con repliche fino a domenica. Diretto da Gianfranco Pannone, Siciliano vestirà il ruolo e tutte le contraddizioni del conte Galeazzo -marito di Edda Mussolini, figlia di Benito- e dividerà la scena con Emanuele Vezzoli, Nicola Nicchi, Paola De Crescenzo, Alice Giroldini, Roberto Abbati. E parlando con l'attore romano capisci subito che si tratta di qualcosa di potente, avvincente: i suoi occhi sono lucidi quando ci racconta l'emozione -fortissima- di recitare un dramma scritto dal padre: capisci subito che le parole del grande letterato che è stato Enzo Siciliano attraverseranno il cuore.

Tra gli anni ‘90 e i primi anni del 2000 il Teatro Due era un po' la sua seconda casa: questo è l'ottavo spettacolo con l'Ensemble: bentornato Francesco...

«Sono felice di essere a Parma e di ritrovare la città teatrale che ho lasciato: tutte le volte che sono venuto qui ho trovato un'atmosfera professionale eccezionale, una città pronta, ricettiva e una possibilità lavorativa che raramente ti è data. La nomina a capitale della cultura è meritata e sarà per tutti una bellissima possibilità».

Detto da uno che oltre a recitare è stato anche assessore alla cultura (Cagliari) ed è regista, produttore, direttore di festival internazionali sono parole davvero di buon auspicio. Torniamo a Galeazzo Ciano: per te è qualcosa di più di un bellissimo, intenso testo teatrale?

«Perché non racconta solo una pagina tragica del nostro paese-concentrandosi sugli ultimi giorni che Ciano ha trascorso nella cella 27 del carcere degli Scalzi a Verona prima di essere fucilato- ma è anche un dramma famigliare, privato: ci sono tutti gli elementi della tragedia greca esaltati da una scrittura letteraria potente che restituisce quell'umanità che non è narrata nei libri di storia. Poi c'è l'aspetto più intimo: l'ha scritto mio padre... e mi sembra di parlarci ancora. La sa una cosa? Ciò che forse mi manca di più di mio padre sono proprio le telefonate della mattina... quando parlavamo di tutto dalla politica ai pettegolezzi...».

Un lavoro emozionale: e sarà anche un bel gioco di squadra?

«La collaborazione con il regista, che è anche documentarista, è di lunga data e da tempo parlavamo del progetto che include anche contributi video (tra cui la fucilazione-vera-di Ciano); inoltre per tutto l'ensemble, essendo una pièce di teatro di parola affidata agli attori, sarà una grande prova per mettersi veramente in gioco».

Suo padre è stato anche presidente Rai e lei tornerà presto su Rai3 con il programma di successo «Non ho l'età». Come vede il dialogo con suo padre continua...

«La televisione mi ha consentito di scrivere, dirigere, produrre e costruire un percorso che mi mancava, ma il teatro resta per me uno spazio vitale imprescindibile».

Infine: perché venire a vedere «Morte di Galeazzo Ciano»?

«Per conoscere un pezzo della nostra storia: e guardarlo da dentro».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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