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IL CASO

Conquista la fiducia di un'anziana e poi le svuota i conti: condannato

05 aprile 2018, 07:03

GEORGIA AZZALI

Gentile e premuroso come quel figlio che non ha mai avuto. Si sentiva protetta, Maria (il nome è di fantasia, ndr), vedova da tempo e senza parenti stretti che potessero starle vicino. Ci pensava lui a regalarle qualche sorriso e ad occuparsi di varie commissioni per la casa. A 84 anni, Maria si era affidata a quel giovane romeno che lavorava per una sua conoscente comportandosi sempre come un dipendente modello. Era così sicura di lui da rilasciargli una delega per operare sul suo conto corrente e per aprirne anche un altro cointestato. Risultato? 14.000 euro spariti nel giro di sei mesi. Perché Maria sarebbe stata raggirata da quel giovane così garbato e attento che ieri è stato condannato a 1 anno e 9 mesi per circonvenzione d'incapace. Il pm Antonella Destefano aveva chiesto tre mesi in più. L'uomo, 33 anni, dovrà anche versare alla pensionata, che si era costituita parte civile, una provvisionale di 3.000 euro. E solo se sborserà la cifra entro trenta giorni dal passaggio in giudicato della sentenza, potrà contare sulla sospensione della pena, come stabilito dal giudice Paola Artusi.

Eppure, quando si doveva andare in qualche ufficio, si poteva contare su di lui. Al fianco della pensionata, c'era sempre quel giovane romeno. Che in poco tempo aveva conquistato la fiducia della pensionata. Così affidabile che il 18 novembre 2014 Maria firma la delega che non avrebbe mai dovuto firmare. Da quel momento l'uomo ha campo libero. Libero di fare prelievi e bonifici sia sul conto di Maria che su un altro appositamente aperto e cointestato a lui e alla pensionata.

Tutto regolare, all'apparenza: l'anziana firma la delega in banca. Eppure, i primi dubbi nascono già all'interno dell'istituto di credito: due giorni dopo, infatti, un funzionario segnala il caso ai Servizi sociali del Comune. Ci potrebbe essere qualcosa di anomalo nella decisione di una cliente, ultraottantenne e sola, che improvvisamente autorizza quell'uomo ad avere la piena disponibilità dei propri conti. Così, pochi giorni dopo dal Comune la segnalazione passa alla procura.

Si mettono al lavoro carabinieri e guardia di finanza: bisogna capire il profilo dell'«assistente» romeno, ma soprattutto passare in rassegna tutti i vari movimenti sui conti nelle settimane successive. Perché, una volta avuta la delega, l'uomo comincia a fare prelievi e a spostare il denaro. Non certamente per pagare conti o bollette di Maria, che poi si ritroverà dei buchi da saldare con Acer e Iren. Per sei mesi, fino a maggio 2015, il 33enne fa una serie di operazioni senza alcun controllo. Ma d'altra parte è ciò che gli è consentito fare. «Certo, che ha svuotato i conti, è innegabile - ha sottolineato in udienza il difensore, l'avvocato Letizia Tonoletti -, ma il punto è la minorata capacità della signora, che non è affatto provata. Manca una perizia che lo certifichi, perché agli atti c'è solo un'opinione del medico curante che parla di uno stato depressivo. Una valutazione che peraltro risale a marzo 2015, dopo che il medico è venuto a conoscenza dell'ammanco di soldi».

Ma per il giudice non ci sono dubbi sulla fragilità di Maria. Sul fatto che sia stata indotta a fare la sua firma da quell'uomo garbato.

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