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STALKER

Insulti anche nell'aula del tribunale: arrestato il vicino terribile

05 aprile 2018, 07:04

LAURA FRUGONI

Difficile immaginare uno stalker più stalker di lui: parmigiano, 64 anni, è arrivato a stalkerizzare le sue vittime perfino dentro l'aula di tribunale. Ma tutta la sua pericolosa tracotanza (condita di gestacci e parole irripetibili) l'altro giorno s'è dovuta spegnere di colpo. L'uomo, infatti, è stato arrestato nel bel mezzo dell'udienza: il carcere riconosciuto dal giudice l'unico luogo che avrebbe potuto tenerlo finalmente alla larga dai malcapitati che aveva preso di mira, davvero da troppo tempo.

Questo il succo di una storia dai contorni surreali. Dove lo stalker da fermare non è un marito o un fidanzato che non si rassegna all'abbandono e comincia a rendere la vita della ex un inferno in terra.

Qui il prologo non è il solito «c'eravamo tanto amati», ma al massimo un «buongiorno e buonasera»: lo stalker da incubo è un vicino di casa, uno a cui un giorno scopri di stare sulle scatole e nemmeno sai perché. Di beghe, antipatie e baruffe condominiali è pieno il mondo «inscatolato» in cui s'è costretti a vivere, ma qui siamo a un livello diverso. Assai più inquietante.

La zona è residenziale, dalle parti di viale Solferino. I perseguitati dal vicino molesto formano un gruppo piuttosto numeroso, suddiviso in due nuclei familiari: una famiglia di stranieri comprese le figlie minorenni, un'altra vicina di casa italiana e il figlio che vive con lei. Tutti presi di mira da anni (i tormenti erano iniziati nel lontano 2015) dalle minacce (anche di morte: «ti taglio la gola») e dagli insulti del vicino terribile. Non solo parole: una volta avrebbe scagliato un vaso di fiori da una finestra tentando di colpire una delle sue vittime, un'altra avrebbe cercato di farla cadere dalle scale e perfino di investirla con la macchina. E ancora urla, insulti, sputi: una situazione assolutamente fuori controllo, al punto che gli inquilini perseguitati avevano presentato una sfilza di denunce in questura contro il 64enne.

Dopo una serie di accertamenti da parte dei poliziotti, l'8 giugno di tre anni fa l'uomo era stato arrestato in flagranza di reato. Atti persecutori l'accusa. Proprio quella mattina, infatti, il padre di famiglia straniero si era presentato in questura per sporgere l'ennesima denuncia nei confronti del vicino: quando era tornato a casa era stato di nuovo bersagliato da urlacci e parolacce. L'uomo aveva chiamato il 113: arrivata la Volante, il 64enne per nulla intimorito dalle divise si era scatenato nell'ennesimo «show» con volgarità varie all'indirizzo dei vicini.

Portato in questura e arrestato: per disposizione del pm di turno, venne poi riaccompagnano nella sua abitazione dove rimase agli arresti domiciliari per tre giorni; l'11 giugno il giudice per le indagini preliminari convalidò l'arresto e dispose per il 64enne il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalle persone offese e l'obbligo di presentarsi quotidianamente alla polizia.

Dopo il rinvio a giudizio dell'imputato (già revocata la misura dell'obbligo di presentarsi alla polizia), il divieto di avvicinamento di fatto non era più in vigore (essendo trascorsi i termini massimi).

In sostanza, quando il 64enne s'è presentato all'udienza del processo era completamente libero. Nelle rispettive deposizioni, i vicini avevano confermato che ormai da anni - e senza alcuna causa scatenante - la loro vita era diventata un inferno quotidiano (le figlie dello straniero terrorizzate al punto da non uscire di casa se non accompagnate dai genitori), con il timore che il 64enne si potesse vendicare delle denunce. Un livore comunque inspiegabile, almeno razionalmente: il tribunale ha disposto che venga fatta una perizia psichiatrica al vicino rancoroso.

Poi la goccia che ha fatto traboccare il vaso: è stato un poliziotto a raccontare al processo quel che aveva visto, ossia il 64enne minacciare pesantemente i suoi vicini seduti appena fuori dall'aula e poi sbraitare nel bel mezzo dell'udienza. Per farlo stare zitto non restava che il carcere.

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