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LA SVOLTA

Adua chiama la Gazzetta: «Sto bene, non mi hanno ucciso»

06 aprile 2018, 07:03

LAURA FRUGONI

«Pronto, è la Gazzetta di Parma redazione cronaca? Salve, sono Adua Della Porta. Chiamo per informare che sono viva e vegeta, sto benissimo e non mi ha ucciso nessuno. E poi vorrei smorzare tutto questo polverone che avete alzato...».

Quando il centralino passa la telefonata in redazione sono le 18,30.

«Certo che sono proprio io, sono Adua», ripete la voce al telefono, sicura e squillante. Non sembra neanche lontana. Mentre continua a parlare, il cervello scalda le rotelle rimuginando dubbi, dati e «strategie» (ma è proprio lei? E se fosse lo scherzo bislacco di una mitomane? Il 1° aprile non è poi così lontano...).

Il giallo della parrucchiera è arrivato così a una svolta, e per giunta impressa dalla protagonista principale? Giusto mercoledì sera c'era ancora mamma Gabriella in tv con gli occhi lucidi, le telecamere di «Chi l'ha visto?» che frugavano negli armadi di sua figlia. E gli amici, i nuovi misteri che spuntano e le ipotesi che s'attorcigliano.

Ok. Proviamo a vedere dove va a parare questa conversazione. Facci capire che sei proprio Adua.

«Chiedimi quello che vuoi - risponde con piglio sicuro - lo so, capisco che magari non ti fidi». Il nome del suo migliore amico, l'indirizzo del suo paese, i numeri privati della madre. Sciorina di getto le informazioni richieste, non tentenna. Per ora tutto fila. All'inizio un po' rigida («ho fatto una scelta: le persone si devono lasciare in pace») ma appena le fai presente che il polverone non l'hanno alzato mica tv e giornali ma chi le vuol bene, si ammorbidisce. E racconta.

«Mia madre? Lei sa benissimo i problemi che ho. L'ho chiamata poco fa per rassicurarla. Ma non doveva fare tutto quello questo baccano. Gliel'avevo detto io: “Mamma, ho bisogno di guarire, voglio fare un percorso spirituale per i fatti miei...».

Ma perché scegliere di sparire dalla sera alla mattina? C'è chi s'è spaventato, chi s'è sentito tradito come Pietro, il migliore amico. «Sicuramente Pietro è stata l'unica persona che mi è stata vicino a Parma. Ho preso questa decisione perché mi trovo in un momento particolare della mia vita. Ho bisogno di chiarire delle cose dentro di me. Può succedere: quando tocchi il fondo o scegli di ammazzarti o cerchi di fare qualcosa. Volevo iniziare un percorso e allontanarmi da tutto e da tutti. Per questo vorrei che fosse rispettata la mia privacy».

Parla di un momento di crisi, allude anche a problemi di salute («che però son cose mie, non vorrei farle sapere al mondo intero»).

Sì, ma il punto cruciale è un altro: quel fidanzato violento di cui parla mamma Gabriella. La paura che ti potesse fare del male pareva così reale...

«Senti, questo cristiano non mi ha fatto proprio niente. Io sono viva e nessuno mi ha torto un capello».

Ma qui tutti pensano che siete andati via insieme, visto che è sparito pure lui. «Assolutamente no. Io sono in Italia e non mi posso muovere da qui. Lui non è con me. E non è violento. Sì, ho letto quello che hanno scritto. La Francia... In Francia ci è andato lui. Io sono qui da sola».

Qui dove? «In una località del nord Italia, in una clinica. Sto facendo un percorso psicologico e spirituale per i fatti miei, per una serie di motivi molto personali».

Tra questi motivi ci sono anche le difficoltà economiche? S'è sussurrato molto anche di quelle. «Sì, certo. So benissimo i problemi che ho».

Adua dice che ha chiamato perché non s'immaginava tutto questo, che ha saputo soltanto di recente degli appelli lanciati in tv da sua madre. Insiste: non sapeva di essere diventata un caso. «Lo so soltanto da pochi giorni, anche qui dove mi trovo mi hanno chiesto spiegazioni. Ho detto: “datemi qualche giorno” e poi mi farò viva per dire al mondo che ci sono e sto bene».

In certi buchi non scava, certe contraddizioni restano lì sospese (ma l'albanese che diceva di averli accompagnati in Francia?), ma comunque: da qualsiasi angolo del pianeta arrivi questa voce non pare proprio quella di una donna in pericolo. Non chiede aiuto. Piuttosto di essere lasciata in pace.

«Mettiti nei miei panni - si sfoga un po' Adua - sto vivendo un momento delicato della mia vita. Ti parlo come a una sorella. A momenti sto dicendo più cose a te che a mia madre...» e poi si scioglie in una risata quando azzardi: parli di un ritiro, non sarà mica un posto di religiosi? «Macché - ribatte divertita - non vado neanche a messa di domenica».

Il pensiero va alla figlia diciannovenne, che vive con il padre («certo, l'ho sentita. lei è la cosa più importante»).

E i cani? Lo sa, Adua, quanto s'è parlato dei cagnolini lasciati soli? «Quando ho saputo che li avevano portati al canile ho pianto per mezz'ora».

Non sai però le ultime news: li hanno già dati in adozione. Fa una pausa impercettibile. «Ah sì? L'importante è che stiano bene. Se stanno bene sono felice».

Tornerai a casa? «Tornerò con calma quando me la sentirò. Adesso ho bisogno di guarire. Ciao. Tu intanto tranquillizza il mondo».

Già. Prima, però, è doveroso un controllo telefonico. Chiamando un numero di casa appena appuntato su un foglietto («signora Gabriella una donna ci ha appena contattati: dice di essere sua figlia. S'è fatta viva anche con lei?»).

Gabriella conferma. E sospira un grazie, «adesso sono più tranquilla».

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