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Intervista

Stefano Accorsi: «Sono un sex symbol ma non ci gioco»

06 aprile 2018, 07:00

Mara Pedrabissi

E' bravo e bello Stefano Accorsi, spirito bolognese declinato alla settima arte, a suo agio sullo schermo, piccolo o grande che sia, come sul palcoscenico. Sex symbol? Non lo può negare, ma pare non gli piaccia troppo venire “incasellato” così. Ride di cuore, invece, quando gli si rammenta la battuta in «itagliese», metà italiano, metà inglese, di quel certo vecchio spot (e alzi la mano chi non se lo ricorda)...

Stefano Accorsi, domenica alle 21 sarà al Teatro Verdi di Busseto con «Decamerone - vizi virtù passioni», liberamente tratto da Boccaccio, per la regia di Marco Baliani. Uno spettacolo rodato, in cui lei è il Mastro di Brigata...
«Certo, come nel Decamerone vi sono dieci ragazzi, in una villa fuori Firenze, che si raccontano le novelle, rito vivifico e antidoto alla morte, così facciamo noi in scena, rinnovando la tradizione orale da cui prendeva spunto Boccaccio. E quale miglior posto del teatro per un rito vivifico?»

Voi non state in una villa ma il vostro mondo è un carrozzone ambulante...
«E' la carrozza delle vecchie compagnie di giro. E' il mezzo con cui ci spostiamo ma diventa anche scenografia e sipario in scena, perché è lì che ci cambiamo. Siamo sei attori, interpretiamo vari personaggi, tutto avviene con soluzione di continuità. Sono sette novelle ben scelte, alcune anche molto forti, in senso comico o drammatico».

Il regista Baliani ha spiegato che sono novelle per combattere la peste di oggi, cioè il malaffare, tema che lei ha affrontato anche nelle due serie «1992» e «1993».
«Mi ha fatto molto piacere realizzare quelle serie, nate da una mia idea, in un momento in cui non era facile trovare produttori disposti a investire. L'idea si è rivelata vincente e ha consentito di raccontare un periodo chiave della nostra storia repubblicana, coinciso con l'esplodere di Mani Pulite. Un momento in cui le persone hanno confidato che potesse avvenire una svolta definitiva che, in realtà, poi non c'è stata perché intorno a noi il malaffare esiste ancora».

Dalla tivù al cinema. Un periodo di soddisfazioni, da «Fortunata» di Castellitto fino alle ultime pellicole di Luciano Ligabue e Gabriele Muccino.
«Con “Fortunata” siamo stati a Cannes; i film di Ligabue e Muccino hanno avuto una grande visibilità di pubblico. Ma prima di tutto sono state storie che mi hanno coinvolto come attore. Credo che il segreto per far bene questo mestiere sia inseguire storie che si desiderano raccontare. Questo fa sì che ci si continui a divertire. Non credo si possano fare scelte solo in base a fini commerciali».

Muccino l'ha lanciata nel 2001 con «L'ultimo bacio». Nel recente «A casa tutti bene» le ha riservato il ruolo di Paolo, figlio prediletto di mamma Sandrelli, rientrato dalla Francia, parte quasi scritta su misura. Un omaggio per il ritorno del figliol prodigo?
«(Ride, ndr) Certamente Gabriele è un amico. Resto sempre colpito dal suo talento, nello scrivere e nel dirigere. Ovvio che nei suoi personaggi si mescolano elementi biografici e questo vale anche per il ruolo che ho interpretato io. Un ruolo che sono stato contento di sostenere: mentre gli altri personaggi della storia sono afflitti dal male di vivere, un male purtroppo diffuso nella vita vera, Paolo non è intristito dagli anni, ha una sua vivacità, è capace di emotività».

Lei sa di essere un sex symbol, vero?
«E' una cosa cui non penso quando lavoro. Penso a stare sulla scena, a dare energia. Poi me ne rendo conto, ci mancherebbe, e riconosco che faccia parte di quello che sono. Però non ci gioco. Anche quando in Francia mi proponevano il ruolo dell'italiano sciupafemmine, sorridevo del cliché e, se il personaggio non aveva sostanza, rifiutavo».

Per finire: «du gust» è sempre «megl' che uan»?
«(Ride, ndr) Resto ben contento di avere fatto quello spot che mi ha dato così tanta popolarità. Poi sono riuscito a fare cinema, come desideravo, magari con un po' più di fatica, per sganciarmi da quell'immagine. In generale, “du gust is megl' che uan”? Certo, se si può, volentieri. Lo metto in pratica mischiando cinema, teatro, tivù, pubblicità. Per me, fare spettacolo è quello».

Info: biglietti per lo spettacolo in vendita, da 17 a 30 euro. Tel. 0524-92487.

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