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COLORNO

Antichi arredi ducali restaurati: nuova vita alla Reggia

08 aprile 2018, 07:00

Katia Golini

Un sogno coltivato con pazienza e amore è diventato realtà: la Reggia di Colorno è sempre più una «piccola Versailles». Il progetto che qualche anno fa sembrava un miraggio oggi è lì, splendente, sotto gli occhi di tutti. Pronto per essere ammirato. Consolle, quadri, porcellane, stipi, scrittoi, sculture, poltrone: le meravigliose stanze del Palazzo ducale tornano a brillare di luce antica e a vivere, grazie ad arredi e oggetti ornamentali preziosissimi - la gran parte originari, appartenuti realmente alle famiglie ducali che hanno abitato la Reggia - ritrovati, riportati «a casa», restaurati e riposizionati dove si trovavano un tempo. Pezzi recuperati dalle sedi della Provincia (che del Palazzo ducale è proprietaria), dai magazzini delle Sovrintendenze, dalle collezioni private.

IL TOUR
Il tour emoziona. Tanti i pezzi rari che varrebbero di per sé la visita. Assicurato per 70mila euro il lavamani di porcellana di Sèvres, protetto dentro la bacheca della sala d'accesso, dove troneggiano imponenti arazzi fotoriprodotti (gli originari sono a Firenze), la consolle, il preziosissimo orologio con Maria Luigia l'arpa e il ciglio, simboli napoleonici. Il primo impatto permette di toccare con mano l'idea di fondo: ricreare l'atmosfera ducale, anche attraverso apparati iconografici ad hoc. Dalla sala delle porcellane di Meissen acquistate da Luisa Elisabetta a Parigi, passando accanto a pareti addobbate di tele, specchi con raffinate cornici in legno intagliato e dorato, poltrone in stile francese, tavoli settecenteschi raffinatissimi, mobili lignei intarsiati di pietre dure, si arriva via via alla sala del trono. Altri spazi nobili si succedono, compresa la stanza con il fortepiano di Maria Luigia, che potrebbe presto tornare a suonare e ad offrire concerti aperti al pubblico. Il viaggio continua fino alla stanza da letto di Luisa Elisabetta. Per riportarla all'antico splendore è già stato allertato lo scenografo veneziano Pier Luigi Pizzi, assoldato per ricreare l'atmosfera elegante e imponente, panneggi vellutati e il baldacchino di un tempo.

UNA LUNGA STORIA
Un percorso lungo arrivato a meta grazie all'idea vincente (che renderebbe fiero Glauco Lombardi) e all'efficace gioco di squadra messo in campo. Un progetto, capitanato dall'amministrazione comunale, guidata allora come oggi da Michela Canova, e da un gruppo di appassionati e studiosi tra cui Giovanni Buttarelli, che sulla Reggia e le sue potenzialità ha sempre creduto. Fondamentale la collaborazione con l'Università, la Provincia, la Sovrintendenza regionale, il Polo museale della Pilotta, Fondazione Cariparma, la cooperativa Antea, tanti sponsor privati e collezionisti. Decisivo e importantissimo il ruolo di Giovanni Godi. «Si è innescato quel meccanismo virtuoso - dice il sindaco Canova - per cui singoli cittadini hanno voluto partecipare al progetto solo per dare il proprio contributo affinché questo luogo potesse tornare all'antica bellezza. Il nostro obiettivo è che la Reggia “ritrovata” porti benefici all'intero territorio e credo di poter dire che siamo davvero sulla strada giusta. A Pasqua abbiamo venduto il 20% di biglietti in più rispetto all'anno scorso. Quest'anno siamo a 40mila biglietti venduti. Un ottimo risultato, davanti al quale non ci fermiamo, ovviamente. Anche noi faremo la nostra parte per Parma 2020». «Ciò che si vede oggi - aggiunge Buttarelli - è solo l'inizio di qualcosa destinato a crescere ancora. Il prossimo passo sarà il restauro della cappella, adiacente al salottino cinese. Ci sono già i finanziamenti. Poi dovremo interrogarci su cosa vogliamo che diventi la Reggia: un museo tradizionale o qualcosa di diverso. Al momento abbiamo gettato le basi, ma c'è ancora tanto da fare».

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