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FIDENZA

Farinetti: «Ragazzi, il tempo più bello della vita è il futuro»

08 aprile 2018, 07:00

Brillante, simpatico, capace di tenere viva l’attenzione per quasi tre ore di oltre trecento studenti delle quarte e quinte classi degli istituti superiori di Fidenza e del Magnaghi di Salso. E’ stato lui, Oscar Natale Farinetti, patron di Eataly, l’ospite d’eccezione che ha parlato ieri al Magnani, invitato dalla Sezione diocesana dell’Unione cristiana imprenditori dirigenti. I ragazzi hanno apprezzato particolarmente l’intervento di Farinetti, perché è arrivato dritto a loro, parlando con linguaggio giovane e semplice. E’ stato Enrico Montanari, presidente Ucid, ad accogliere Farinetti, mentre il sindaco Andrea Massari ha portato il saluto della città. In rappresentanza del vescovo Vezzoli ha portato il saluto don Gianemilio Pedroni. Introdotto da Amedeo Tosi, presidente del consiglio comunale e socio Ucid, Farinetti ha premesso che è intervenuto non per raccontare la sua storia. Infatti l’incontro si intitolava: «Oscar Natale Farinetti, la storia di uno di voi». Nato ad Alba nel 1954, padre di tre figli, ha diffuso l’immagine della cultura e del cibo italiani, coniugando attenzione verso il sociale e attività imprenditoriale. Farinetti ha parlato ai giovani dei tre tempi della vita: passato, presente, futuro. «Il tempo più bello è il futuro, un tempo straordinario in cui occorre soprattutto, cercando di realizzare progetti, capire che è più importante l’analisi della costruzione. Perché un’analisi ben fatta porta dritta a un obiettivo. Ricordatevi che un imprenditore cerca soluzioni. Non bisogna trascorrere la vita pensando che i problemi non possono risolversi. Che vita sarebbe. In proposito vi racconto un aneddoto: ha aperto un punto Eataly a Trieste e parlando, qua e là, continuavo a sentire sempre una frase ”No se pol” ossia non si può. Mi sono stancato e ho fatto apporre uno striscione davanti al nostro punto con la scritta ”Se pol”, si può. Nella vostra vita fate sempre come vi sentite di fare. Proponete sempre i vostri progetti, ma se vedete perplessità, andate via. E proponeteli di nuovo altrove. Vi racconto in dieci mosse come ricordarci del futuro: sapere gestire imperfezioni; individuare le priorità e semplificare; pensare locale e agire globale; saper narrare; spostare il valore del rispetto dal senso del dovere al senso del piacere; never, never give up; restare giovani; copiare; saper cambiare; fiducia, patriottismo e coraggio». s.l.

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