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MALTRATTAMENTI

Acqua gelata e frigo chiuso con il filo elettrico, condannato padre padrone

10 aprile 2018, 07:02

Georgia Azzali

Tutto andava tenuto sotto controllo secondo il padre padrone. Anche le merendine per i figli e l'acqua calda. Una forma di punizione per quella moglie che aveva scelto un suo percorso religioso più che una folle forma di risparmio. Era «suo» anche il frigorifero piazzato in garage, quello che lui riempiva di cibo ma che teneva chiuso a chiave e avvolto da un nastro adesivo dentro cui era anche inserito un filo elettrico con l'estremità superiore scoperta, non si sa mai che qualcuno volesse avvicinarsi. Terrore puro per un anno e mezzo in quella casa della Bassa, dove contava solo la «legge» del padre: un uomo di 50 anni, origini milanesi, che ieri è stato condannato a 1 anno e mezzo dal giudice Paola Artusi per maltrattamenti, oltre che per non aver versato quanto dovuto per il mantenimento dei figli, mentre il pm Marirosa Parlangeli aveva chiesto una condanna ben più pesante, a 2 anni e 8 mesi.

Il racconto disperato e cupo della ex moglie era diventato negli anni un plico con decine di pagine di denunce. Paola (il nome è di fantasia, ndr) ne aveva presentate nove nel giro di due anni e mezzo finché per il marito era scattato il divieto di avvicinamento. Lui che dettava ogni regola in quella casa, secondo la ex moglie, a partire dal cibo: bisognava ottenere il suo via libera per mangiare. Una volta fatta la spesa, infatti, c'era il «frigo-cassaforte» in garage a custodire gli alimenti che poi lui decideva come e quando distribuire. «... mio marito era solito, fino a un anno fa, scrivere i nomi dei nostri figli ognuno su una merendina, e al suo rientro le contava e interrogava i ragazzi per sapere chi le avesse mangiate, questo per impedire a me di mangiarne», aveva scritto la donna in una delle denunce presentate nel 2013.

Il cibo razionato, in base alle scelte del capo. Che avrebbe deciso anche quando avviare la caldaia, tanto che i figli gli dovevano far sapere se volevano lavarsi, e lo scaldabagno veniva acceso. Ci sono le parole della ex moglie, ma anche quelle dei vicini di casa: già durante le indagini preliminari avevano detto che più volte Paola era andata da loro per farsi una doccia, visto che a casa sua non c'era acqua calda.

L'uomo che dava ordini. E incuteva terrore. Era perfino arrivato a inchiodare delle travi in legno in un muro per bloccare il passaggio dal piano inferiore a quello superiore dell'abitazione. Ma anche quando Paola e i figli vengono allontanati dalla casa di famiglia, dopo la prima denuncia, nel dicembre 2013, l'uomo non si placa. Cominciano gli appostamenti vicino alla scuola materna di uno dei figli, i passaggi in auto davanti alla struttura in cui la donna è andata a vivere, gli inseguimenti. E quando riesce ad avvicinarsi va all'attacco: nel settembre del 2014, quando Paola va a prendere i figli, che hanno passato un po' di tempo con il padre nella casa di famiglia, lui comincia a insultarla e le dà un colpo alla nuca davanti ai bambini. Ma nel mirino ci sono anche gli amici di Paola, soprattutto quelli che hanno fatto la sua stessa scelta di fede. Così, anche un incontro tra le bancarelle del mercato, nel dicembre del 2014, diventa l'occasione per sputare insulti. Contro l'ex moglie e chi gli sta vicino. Tutti «nemici».

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