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IL CASO

Decine di video pedopornografici nel pc, parmigiano condannato

11 aprile 2018, 07:03

Georgia Azzali

Immagini su cui lo sguardo fa fatica a fermarsi. Bambini ripresi durante scene di sesso: flash inequivocabili. Così come non ci possono essere dubbi sull'età dei protagonisti, con quei faccini filmati in primo piano. Aveva collezionato 41 video di quel tipo, l'operaio parmigiano, 44 anni, che ieri è stato condannato dal giudice Paola Artusi a 8 mesi per detenzione di materiale pedopornografico. La pena è stata sospesa. Ma forse non rimarrà nemmeno traccia della condanna sul certificato penale, perché la prescrizione è vicinissima. Un'indagine corposa, partita in Germania nel 2010 e poi esplosa in Italia due anni dopo, con una lunghissima lista di denunciati e alcuni arresti: 109 gli indagati su tutto il territorio italiano e 8 finiti in manette. In particolare, nell'hard disk del computer sequestrato all'operaio parmigiano nell'aprile del 2011 dalla polizia postale, su richiesta della procura di Bologna, era stata trovata una cartella, creata all'interno della sezione «Documenti», in cui era stata inserita quella serie di video pedopornografici. Poi, il fascicolo, pur rimanendo di competenza della procura bolognese (trattandosi di quel tipo di reato), è stato recapitato dopo un po' di tempo in tribunale a Parma, e solo ieri si è arrivati alla sentenza. L'allarme pedofilia era partito dalla Germania, dove era stato individuato un sito che diffondeva una quantità impressionante di immagini. Centinaia di foto e video e migliaia di «guardoni» in tutto il mondo, Italia compresa: in meno di due mesi il sito aveva registrato oltre 44.000 accessi alla sezione «Teen group» contenente centinaia di immagini di bambini coinvolti in atti sessuali. E per alcuni mesi polizia tedesca e italiana avevano lavorato insieme per arrivare a dare un nome ai pedofili: a chi scaricava le immagini e le diffondeva e a chi «solo» le deteneva.

Gli investigatori avevano seguito le tracce telematiche di utenti che sulla rete eDonkey2000 divulgavano video dal contenuto pedopornografico. Così, con l'aiuto di un sistema già collaudato per monitorare le reti e individuare chi diffonde un certo tipo di file, si era arrivati a individuare oltre cento pedofili. Gli arresti erano scattati a Siracusa, Napoli, Firenze (tre le persone finite in manette nel capoluogo toscano), Massa, Modena e Bolzano: persone che, in alcuni casi, divulgavano pure una marea di video. In particolare, in casa dell'uomo arrestato a Napoli erano state trovate anche immagini, da lui stesso scattate o filmate, raffiguranti bambini e adolescenti nel bagno di casa con le parti intime scoperte. Un altro degli arrestati aveva tentato la fuga portando con sé gli hard disk del computer e nel pc di un'altra persona finita in manette erano stati scoperti oltre 436mila file pedopornografici. E i denunciati a e piede libero? Sparsi da Nord a Sud, e tutta gente - come l'operaio parmigiano - con decine di immagini proibite conservate in cartelle create ad hoc.

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