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Ultrarunner

I 22 deserti di Pugolotti

11 aprile 2018, 07:00

LAURA UGOLOTTI

Ventidue. Tanti sono i deserti che l'ultrarunner parmigiano, Giuliano Pugolotti, ha attraversato fino ad ora. E c'è da scommettere che non sarà l'ultimo. Un anno fa, con il Karakum, aveva completato la traversata di tutti e tre i deserti dell'Asia Centrale. Questa volta, invece, ha deciso di tornare in Africa, proprio là, dove tutto era cominciato nel 2005.

«Ci voleva lui, il Sahara, il Re dei Deserti per farmi emozionare così e per ricordarmi cos'è “il Nulla”. Dopo cinque lunghissimi anni sono ritornato in Africa, in quella parte che non avevo mai attraversato perché divieti, fatti e accadimenti mi avevano consigliato di lasciar perdere».

Pugolotti ha iniziato a correre molto anni fa, in poco tempo è diventato maratoneta e poi si è avvicinato alle lunghe distanze.

Nel 2005, la sua prima corsa nel deserto, la 100 km del Sahara. Un colpo di fulmine, che lo spinge a voler vivere il deserto al di là delle gare. Sceglie la via delle traversate in solitaria, senza percorsi tracciati né assistenza, a tu per tu con le dune, il caldo, le difficoltà, con i propri limiti.

Per la sua nuova impresa Pugolotti ha scelto la Mauritania, «un posto dimenticato da tutto e da tutti. Non solo perché è una delle Nazioni con la più bassa densità di popolazione al mondo e perché è quasi totalmente desertica. Nouakchott, la capitale, al primo impatto mi ha comunicato anarchia allo stato originale. L'impressione lì è che valga tutto e il contrario di tutto. La gente, però, è cordiale gentile e ospitale».

Ogni traversata per Pugolotti significa anche questo: conoscere popoli e culture diverse, comunicare anche senza parlare la stessa lingua, scoprire nuovi modi di creare relazioni, diversi da quello occidentale.

Il programma questa volta prevedeva di attraversare di corsa i quattro ERG della Mauritania. Amatlich, Maden, Timinit e Ouarane, «quattro catene infinite e bellissime di dune a perdita d'occhio. C'è voluta tanta passione per correre per quattro giorni all'interno degli ERG, caldissimi con un tipo di sabbia che solo in Mauritania ho trovato. E' sabbia finissima, in cui è facile sprofondare all'improvviso fino al ginocchio. La sabbia che cede a sorpresa senza un apparente perché mi ha spesso messo in difficoltà più del vento e dell'arsura e tutta l'esperienza che ho accumulato in questi anni mi è servita solo in parte».

L'Amatlich, con le sue dune altissime, l'ERG Maden incastonato tra montagne di pietra nera e un caldo atroce, l'ERG Timinit, il più piccolo ma terribilmente duro e, infine, l'ERG Ouarane: un'impresa lunga 330 km.

«Ho realizzato il mio sogno e il desiderio che avevo da tanti anni – dice Pugolotti - di navigare tra le dune più belle del mondo in un luogo dove il tempo si è fermato. Mi sono commosso ritornando in quella parte di Sahara che non avevo mai attraversato ma solo pensato da casa».

Ora non resta che aspettare la sua prossima impresa.

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