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PARCHEGGIO STAZIONE

La terra di nessuno dove bivaccano i disperati

11 aprile 2018, 07:02

Luca Pelagatti

La chiave di tutto sta nello sfogo di un dipendente di una banca poco lontana. «Abito fuori Parma e sono costretto ad usare l'auto per venire al lavoro. L'unico spazio dove posso parcheggiare è questo. Ma per nessuna ragione al mondo entrerei qui sotto dopo le cinque del pomeriggio». Quando venne inaugurato, alle fine del 2015, fu presentato come «il punto di interscambio per il territorio che qui potrà sperimentare il passaggio tra treni, bus e auto». Sono passati meno di due anni e mezzo e la sotto si respirano solo degrado e abbandono. E tra immondizia, puzzo di urina e siringhe qualcuno aggiunge: «E se va avanti così prima o poi ci scappa il morto». Benvenuti al parcheggio sotterraneo della stazione, 223 posti auto su 15mila metri quadrati distribuiti su due piani, uno spazio pubblico di cui tutti sentivano la necessità: sia chi abita intorno e chi deve andare a prendere gli amici che scendono dal treno. Senza citare gli esercizi commerciali che gravitano intorno allo scalo. «Invece, soprattutto il livello meno 2, è colonizzato da senzatetto, balordi e tossici. Uno che voglia provare a parcheggiare rischia di vedersi danneggiare la macchina o di essere aggredito. E quindi nessuno lo usa», spiega uno di coloro che, per forza, salgono e scendono dalla rampa. Ma sempre quando c'è il sole ancora alto.

Così, se durante il giorno, sia pure timidamente, il piano meno uno vede andare e venire le vetture è nello ore serali che l'area di sosta si svuota di carrozzerie. E si popola di gente che dorme e si sbronza. Quando non accade di peggio. Le cronache, d'altra parte, hanno registrato in passato aggressioni e rapine e il servizio delle volenterose guardie giurate dell'Ivri prova a tamponare l'emergenza. Ma ormai la richiesta di azioni decise è un coro a cento voci. «Siamo consapevoli della situazione che non è facile da affrontare e soprattutto da risolvere», spiega l'assessore alla Mobilità, Tiziana Benassi che ricorda come gli interventi riguardino, tra l'altro, più settori. «Si tratta di un tema di sicurezza che coinvolge anche i servizi sociali. In questa fase abbiamo coinvolto le forze dell'ordine che svolgono controlli e la polizia municipale che interviene in supporto al personale che si occupa delle pulizie».

Non solo: già un paio di vie d'accesso particolarmente «gettonate» dalla fauna sotterranea sono state chiuse e ora sono sigillate. Ma quella che rimane, ogni notte, torna a popolarsi di pusher e disperati. Che addomesticano le ore col vino in cartone e il fumo e poi ciondolano fuori solo quando, al mattino, i vigilanti li fanno sloggiare. «Stiamo pensando di compartimentare alcune aree - prosegue l'assessore - e agire sul sistema di telecamere per rendere più efficace il controllo». I sopralluoghi sono stati fatti e le forze dell'ordine sono state interpellate. Però scendere, una sera qualunque, al livello più basso significa immergersi in quello che che le foto dimostrano con eloquenza: le tubature dell'anticendio sono spaccate per prelevare l'acqua, il pavimento diventa giaciglio, gli angoli si trasformano in gabinetti. E una faccia mai vista provoca la reazione di chi si sente padrone di un territorio senza regole. A parte quelle del più forte. «Che vuoi?», ringhia a muso duro uno sbucato da una porta tagliafuco vedendo una macchina fotografica. La risposta è ovvia: «Andarmene». E parcheggiare molto lontano.

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