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DUPLICE OMICIDIO

«Alessio si accanì come una furia su Kelly ed ebbe un ruolo determinante nel delitto di Gabriela»

12 aprile 2018, 07:01

GEORGIA AZZALI

Alessio sapeva. Sapeva che l'obiettivo era uccidere. Non un gregario, succube del padre, Samuele Turco, ma protagonista del massacro nel casale di San Prospero tra il 25 e il 26 dicembre 2016. Gabriela Altamirano, la donna che aveva osato dire addio al papà (e che non avrebbe più sganciato un euro dopo i suoi incontri con i clienti) andava punita. E Luca Manici, la trans che gestiva l'Angelica vip club e non avrebbe mai lasciato avvicinare Samuele Turco a Gabriela, era un ostacolo da eliminare. E' il padre, morto suicida in carcere lo scorso luglio, l'ideatore del piano, ma «Alessio ha svolto un ruolo assolutamente preminente in occasione dell'omicidio di Manici (laddove, oltre al fungere da esca, si è poi accanito come una furia sulla vittima)», e «l'apporto (morale e materiale) apprestato alla morte di Gabriela Altamirano è stato addirittura determinante», scrive il giudice Mattia Fiorentini nelle motivazioni della sentenza che il 9 febbraio scorso ha spedito Alessio all'ergastolo, come richiesto dal pm Emanuela Podda. Il rito abbreviato, che abbassa di un terzo la pena, gli ha consentito solo di evitare l'isolamento diurno. Per il resto, nessuna attenuante, nonostante i 21 anni e il certificato penale immacolato.

La sentenza è una disamina serrata. Il racconto lucido di un orrore che comincia ad essere pianificato nel pomeriggio. E' Alessio che fa da tramite per ottenere in prestito da un amico la Volvo V40 con cui poi lui e il padre raggiungeranno San Prospero. Ed è sempre Alessio che chiama Kelly, fingendosi un cliente, per ottenere un appuntamento, consentendo a Samuele - l'uomo che Manici conosceva e non avrebbe mai fatto entrare - di appostarsi attorno al casolare, con la certezza che i due pitbull sempre di guardia nel cortile sarebbero stati chiusi nel recinto. Le impronte rilevate dalla Scientifica vicino al bordo interno della recinzione, compatibili con le scarpe di Samuele, non lascerebbero dubbi sul fatto che il padre sia entrato in cortile scavalcando il recinto. Ma tutti e due colpiscono, secondo il giudice: «Le risultanze autoptiche sono cristalline nel confermare che erano state "due mani" a uccidere», sottolinea il giudice nella sentenza. Kelly viene accoltellata almeno una decina di volte sul lato destro e contemporaneamente altri colpi (forse scagliati con una pietra o un mattone) le fracassano la testa e uno zigomo.

E' quasi l'una di notte. E in quel momento va in scena la seconda parte del piano. Semplice e al di sopra di ogni sospetto: Samuele Turco prende il telefono di Kelly e manda un sms all'ex compagna per dirle che c'è un cliente in attesa. E la donna parte da Salso per raggiungere San Prospero. E' l'inizio dell'agonia: Gabriela viene costretta a bere un mix di ansiolitici e psicofarmaci. Un paio di segni sotto il collo fanno pensare che la donna sia stata minacciata con un coltello per obbligarla a bere quel cocktail disgustoso senza una goccia d'alcol. Poi, comincia la macabra messinscena: stordita dai farmaci, Gabriela viene svestita e trasformata in una bambola sexy, con il vestito e i tacchi che indossava quando si prostituiva. Il dopo è solo brutalità: la donna viene colpita nelle parti intime e poi soffocata con un collant. Impossibile stabilire con certezza se Alessio abbia materialmente partecipato al delitto di Gabriela, ma «senza prima uccidere Manici Luca, ripulire il cortile e nascondere il cadavere, non sarebbe mai stato possibile attirare la donna nel casolare quella notte», si legge nella sentenza. Perché Alessio - secondo il giudice - avrebbe fatto «quantomeno da palo all'esterno del casolare lungo tutta la durata dell'agonia cui è stata sottoposta la donna».

Eppure, lui ha continuato a negare: non avrebbe potuto immaginare il finale tragico di quella spedizione nata per far sì che il padre potesse semplicemente parlare con Gabriela. Una ricostruzione «inverosimile», per il giudice. Che poi rincara la dose, facendo riferimento all'interrogatorio di Alessio in udienza: «Per nulla turbato dalla vicenda, si è mostrato insofferente alle domande e quasi seccato dall'incalzare delle precisazioni che gli venivano richieste». Quell'immagine da cancellare in appello per tentare di cancellare il peso più grande: ergastolo.

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